Sensori ingeribili con batteria naturale studiano l'intestino

Gastroenterologia | Redazione DottNet | 06/02/2017 13:47

I sensori sono alimentati dagli acidi dello stomaco. Funzionano anche per rilasciare farmaci

Creati dei minuscoli sensori ingeribili dotati di 'batteria' che sfrutta i succhi gastrici (gli acidi dello stomaco) per funzionare e alimentare i sensori stessi: grazie alla loro batteria 'naturale', i sensori si autoalimentano, quindi potrebbero essere usati per esaminare a lungo termine la fisiologia dell'apparato digerente o anche per rilasciare farmaci in modo controllato. Reso noto sulla rivista Nature Biomedical Engineering, il traguardo si deve al team del gastroenterologo Giovanni Traverso dell'ospedale Brigham & Women di Boston.

Le capsule ingeribili che si mandano giù con un bicchiere d'acqua e monitorano l'apparato digerente o altri parametri corporei non sono una novità. Ma il problema di questi apparecchietti miniaturizzati è come alimentarli (finora ci si è attaccata una batteria che però ha grossi limiti e non è scevra da rischi). Gli esperti hanno ideato una batteria ''naturale'', che sfrutti gli acidi dello stomaco, un po' come la batteria al limone fai-da-te sfrutta l'acido citrico del limone.

Inoltre è stato associato a un sensore classico di temperatura due placchette (elettrodi), una di zinco e una di rame. Fatto ingerire da maiali, una volta nello stomaco il sensore si è messo a funzionare grazie alla batteria 'rudimentale' ottenuta con le placchette e alimentata dai succhi gastrici dello stomaco. L'energia è stata più che sufficiente per azionare il sensore e trasmettere i dati da lui captati a un ricevitore esterno. Questi congegni potranno essere ulteriormente miniaturizzati e magari potranno accumulare energia nello stomaco da utilizzare poi nell'intestino dove la batteria non può funzionare bene (perché l'intestino non è un ambiente acido).

 

 

Fonte: ansa

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