Sonno leggero spegne i ricordi, buchi di memoria in agguato

Psichiatria | Redazione DottNet | 30/01/2009 12:06

Per riposare il cervello e salvare i ricordi dormire non basta. Il sonno ristoratore è quello profondo (a onde lente), mentre il sonno 'leggero' può poco o nulla. Uno studio olandese pubblicato su 'Nature Neuroscience' dimostra infatti che la privazione del sonno a onde lente riduce l'attività dell'ippocampo: area cerebrale chiave per una memoria di ferro.

In altre parole, non conta solo il numero di ore trascorse a letto 'fra le braccia di Morfeo'. L'importante è la qualità del riposo, ossia la profondità del sonno, assicurano gli autori guidati da Ysbrand Van Der Werf dell'Istituto olandese di neuroscienze di Amsterdam. Come 'angeli custodi' in camice, i ricercatori hanno assistito un gruppo di persone mentre dormivano, monitorando le fasi del sonno attraverso elettroencefalogramma. In corrispondenza del cosiddetto sonno a onde lente, dall'esterno è stato attivato un sistema acustico che ha indotto le 'cavie umane' addormentate a scivolare dal sonno profondo a un sonno più 'soft'. Ebbene, sottoposte a un esercizio di memoria in cui dovevano ricordare particolari scene, le persone disturbate nella fase di sonno a onde lente mostravano una memoria più 'corta' rispetto ad altre che avevano dormito indisturbate lo stesso numero di ore. In corrispondenza a ciò, analizzando tramite risonanza magnetica i livelli di attivazione delle varie aree cerebrali, chi aveva interrotto il sonno profondo aveva una ridotta attività dell’ippocampo. Insomma: dormire male “spegne” i ricordi.

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