Male il 2016 per i farmaci senza obbligo di prescrizione

Farmaci | Redazione DottNet | 13/02/2017 13:26

Il dato segna un meno 3,92% sull'anno precedente: il settore perde 11 milioni di pezzi in dodici mesi

Male il 2016, per il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione: in dodici mesi, infatti, il comparto porta a casa un doppio segno meno, nei consumi (292 milioni di confezioni vendute, -3,9%) e nel giro d’affari (2,4 miliardi di euro, -1,9%). I dati arrivano da Assosalute su elaborazione QuintilesIms, e danno conto di quella che la stessa associazione dei produttori definisce la «contrazione più importante dal 2012». Inutile, sui totali, il balzo in avanti registrato nell'ultimo trimestre dell'anno (+1,7% a volumi e +3,3% a valori) per il boom di sindromi influenzali e da raffreddamento: anche se a dicembre i consumi sono cresciuti addirittura del 9,3%, le perdite dei trimestri precedenti – legate a una stagione 2015-2016 deludente – non sono state recuperate.

Risultato, in un anno il settore perde oltre 11 milioni di confezioni e per la prima volta dopo oltre un decennio i volumi scendono sotto i 300 milioni di pezzi. Le performance peggiori, in particolari, le mostra il comparto Otc, che nel 2016 cala del 4,4% a volumi (219 milioni di pezzi) e del 2,3% a valori (poco meno di 1,8 miliardi di euro); contengono invece le perdite i Sop, che fanno -2,5% nei volumi (poco meno di 73 milioni) e -0,7% nei valori (641 milioni di euro) grazie alle dinamiche dei farmaci contro le affezioni dell'apparato respiratorio. «Pur considerando gli effetti di una stagionalità poco aggressiva» osserva l'Associazione «l'erosione dei consumi sul lungo periodo è riconducibile anche all’espansione del mercato dei notificati-integratori, degli erboristici e dei prodotti omeopatici, spesso erroneamente assimilati ai medicinali senza obbligo di prescrizione».

Invariati, invece, gli equilibri tra i canali di vendita: la farmacia rimane il punto di vendita preferito dal consumatore che acquista farmaci senza obbligo di ricetta (il canale si assicura il 91,2% delle vendite a volumi e il 92,5% a valori). La farmacia e la parafarmacia, però, evidenziano una contrazione delle vendite allineata all’arretramento del mercato nel suo complesso, i corner della gdo invece mostrano performance in netta crescita. Per quanto riguarda le classi terapeutiche, i farmaci per la cura delle sindromi da raffreddamento, gli analgesici e i farmaci contro i disturbi dell'apparato gastrointestinale rimangono le principali categorie del mercato e cumulano oltre il 75% delle vendite a volumi e quasi il 69% di quelle a valore.

«Il risultato negativo del 2016» commenta la presidente di Assosalute, Agnès Regnault (foto) «dimostra che il comparto fatica a trovare leve di crescita e di sviluppo sul lungo periodo. Tuttavia, lo sviluppo della più estesa area del self-care conferma che nel pubblico resta alta l'attenzione alla cura e al benessere. I farmaci di automedicazione possono avere un ruolo importante nell'accrescere l'autonomia e la consapevolezza del consumatore, senza contare che una strategia di sviluppo dell'automedicazione può supportare la sostenibilità del Sistema sanitario, assicurando ai cittadini strumenti terapeutici sicuri ed efficaci per i piccoli disturbi di salute».

 

 

fonte: federfarma

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