Morta dopo un intervento estetico, tre medici condannati

Professione | Redazione DottNet | 14/02/2017 20:38

Sentenza del Tribunale di Milano: per chirurghi e anestesista omicidio colposo

Sono stati condannati con rito abbreviato a pene fino a 2 anni e 8 mesi di carcere due chirurghi e un anestesista che erano imputati a Milano per omicidio colposo in relazione alla morte di Rosa Angela Lavorgna, infermiera di 46 anni del Lodigiano deceduta nel maggio del 2015 dopo un intervento di chirurgia plastica alle palpebre. Lo ha deciso il gup Alessandra Clemente a seguito dell'inchiesta coordinata dal pm Leonardo Lesti. La sentenza, di cui si è avuta notizia oggi, è stata emessa lo scorso 13 gennaio e le motivazioni saranno depositate a metà marzo.

La donna, quasi due anni fa, si era recata in una clinica privata milanese per sottoporsi all'intervento di blefaroplastica, ossia la ricostruzione dei lembi di pelle che coprono l'occhio. E la sua morte, stando alle indagini della Procura di Milano, sarebbe stata causata da un dosaggio elevato di 'propofol', un farmaco anestetico usato per sedarla prima dell'operazione. In particolare, il giudice ha condannato un chirurgo (che ha risarcito i familiari della donna prima del processo) a 1 anno e 7 mesi e 10 giorni di reclusione per omicidio colposo e un altro chirurgo (che però non ha risarcito) a 2 anni e 8 mesi sempre per omicidio colposo.

Per la stessa accusa, poi, è stato condannato a 1 anno e 10 mesi un anestesista (ha risarcito anche lui la famiglia prima del processo), che è stato anche condannato a 1 anno e 9 mesi e 10 giorni per peculato per l'uso del farmaco anestetico che avrebbe sottratto alla farmacia di un ospedale. Lo stesso anestesista, tra l'altro, è stato assolto da un capo di imputazione di falso in relazione al consenso informato per l'intervento.

Al di là dei risarcimenti fuori dal processo, comunque, il marito, il figlio, la sorella e la madre della vittima, rappresentati dall'avvocato Davide Luigi Ferrari nel procedimento penale, potranno anche intentare una causa civile per chiedere i danni. Nel maggio di due anni fa il Centro Medico Montenapoleone, dove era stata effettuata l'operazione chirurgica, aveva spiegato che "come da prassi" la clinica si era limitata "a rispondere alla richiesta" del medico della donna, "mettendo a disposizione dello stesso una sala ambulatoriale dotata di tutte le attrezzature per i piccoli interventi che ivi possono essere praticati".

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