Fruttosio, è veleno per il fegato dei bambini

Medicina Interna | Redazione DottNet | 14/02/2017 21:23

Responsabile del fegato grasso. Per il ricercatore va subito abolito

Troppo zucchero rischia di trasformarsi in "veleno" per il fegato dei bambini. L'abuso sistematico del fruttosio aggiunto ai cibi e alle bevande ha gli stessi effetti pericolosi dell'alcool: ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. La conferma scientifica arriva da uno studio dei ricercatori dell'area di Malattie epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, per la prima volta in letteratura, rivela i danni del fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology. A differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato solo dal fegato, perché esso è l'unico organo in cui è presente il suo trasportatore.


    Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. ''Diversi studi hanno provato che l'elevato consumo di zucchero è associato a numerose patologie sempre più frequenti in età pediatrica come l'obesità, il diabete di tipo II e le malattie cardiovascolari. Ma poco si sapeva del suo effetto sul tessuto epatico, almeno fino ad oggi'' spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù.


    ''Con la nostra ricerca abbiamo colmato la lacuna. Gli spuntini dei bambini dovranno essere solo eccezionalmente a base di succhi di frutta o merendine confezionate e non la regola quotidiana''. L'acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. Quando è prodotto in grandi quantità diventa tossico per l'organismo e concorre allo sviluppo di diverse malattie, dal fegato grasso alla cirrosi.


    Attraverso ulteriori indagini, incrociate con i dati emersi dal questionario alimentare somministrato ai pazienti, i ricercatori hanno dimostrato l'associazione tra gli alti livelli di acido urico e l'aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.


    Il fruttosio è uno zucchero naturale presente in diversi alimenti, soprattutto nella frutta ma anche nei vegetali e nelle farine utilizzate per pasta, pane e pizza. In una dieta bilanciata non provoca alcun effetto negativo. Il nemico dei bambini è il fruttosio aggiunto presente negli sciroppi e nei dolcificanti largamente utilizzati dall'industria nelle varie preparazioni alimentari (marmellate, bevande, merendine, succhi di frutta, caramelle). Basti pensare che una sola lattina di bevanda zuccherata contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l'età pediatrica (circa 25 grammi).     Una merendina ne contiene mediamente il 45% in più, mentre una bottiglietta di succo di frutta poco più della metà.    A differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato solo dal fegato, perché è l'unico organo in cui è presente il suo trasportatore.     Nella tipica dieta occidentale il consumo di fruttosio è molto elevato, ed essendo metabolizzato esclusivamente nel fegato, finisce per danneggiarlo nello stesso modo in cui viene danneggiato dall'alcol o da altre sostanze tossiche. In pratica il fruttosio è simile all'alcool se si guarda ai danni metabolici che provoca.

'Ora l'industria alimentare rinunci al fruttosio'': a chiederlo è Valerio Nobili responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù, a capo del gruppo di ricerca che ha scoperto la relazione fra il consumo di questo tipo di zucchero, molto usato ad esempio nelle bevande, e alcune malattie del fegato, studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Journal of Hepatology. In sostanza il fruttosio, spiega Nobili, ''è l'indiziato numero uno di alcune gravi malattie del fegato. Viene definito scientificamente una 'variabile indipendente', cioè è in grado di incidere da solo su un fenomeno''. A differenza del normale zucchero, che è il glucosio, ha spiegato Nobili, e che viene consumato immediatamente dall'organismo, ''il fruttosio viene immagazzinato nel fegato sotto forma di grasso''.


    ''Non è un caso che già da tempo l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'American Heart Association abbiamo dato alcune indicazioni precise: non superare i 20 grammi al giorno di fruttosio per i bambini'', di cui ora i ricercatori italiani hanno scoperto il meccanismo. ''Vediamo tantissimi bambini con malattie legate al fegato grasso, che ormai colpisce il 20% della popolazione infantile e l'80% dei bambini in sovrappeso e obesi. Una condizione pericolosa che può portare alla cirrosi''. In pratica un meccanismo simile all'alcol, ''con l'unica differenza che quest'ultimo influenza direttamente anche le cellule nervose''.

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