Biotestamento: dai medici pro 3 richieste irrinunciabili

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 15/02/2017 20:23

Slitta ddl; sì alla sedazione profonda pure dai medici cattolici

I medici 'pro' Biotestamento scendono in campo a sostegno del ddl all'esame della commissione Affari sociali della Camera, del quale danno un giudizio sostanzialmente positivo, ma con una richiesta: includere esplicitamente nel testo di legge 3 principi che reputano "irrinunciabili".
    A prendere posizione sono stati oggi, in una conferenza stampa alla Camera promossa dall'Associazione Luca Coscioni, Carlo Alberto Defanti, primario emerito dell'Ospedale Niguarda di Milano, membro della Consulta di Bioetica e medico di Eluana Englaro; Michele Gallucci, direttore della Scuola italiana di medicina e cure palliative; Mario Riccio, anestesista rianimatore, medico di Piergiorgio Welby, e Fabrizio Starace, presidente della Società di epidemiologia psichiatrica. Precise le loro richieste: il primo punto che i medici chiedono sia esplicitato nel ddl è la "prevalenza del volere del malato".


    Secondo principio "irrinunciabile", hanno sottolineato, è che "il soggetto deve poter esprimere la sua volontà di rinunciare a qualunque misura terapeutica senza eccezione; dunque, tutti i trattamenti sono rinunciabili". Terza richiesta è che nel ddl sia inclusa esplicitamente la possibilità di accedere alla sedazione palliativa profonda, cui è ricorso il malato di Sla deceduto nei giorni scorsi a Treviso. La sedazione profonda, hanno chiarito gli esperti, non è esplicitamente citata nella legge 38/2010 sulle cure palliative ma è praticata e prevista dalle linee guida delle Società di cure palliative. Una pratica, questa, che vede favorevoli anche i medici cattolici, che pure esprimono "notevoli perplessità e critiche al ddl": "La sedazione palliattiva profonda continua nell'imminenza della morte, se praticata con metodi rigorosi, e dalle notizie che si hanno, così come attuata nel caso del paziente di Treviso malato di Sla - affermano - è deontologicamente, legalmente e moralmente lecita perché rientra fra i trattamenti medici e non è una pratica eutanasica".


    Le tre richieste confluiranno in un documento che sarà diffuso tra i camici bianchi per una raccolta firme, e poi inviato a tutti i parlamentari. Una sorta di 'Carta' dei medici favorevoli al ddl sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), in attesa che il testo approdi in Aula. Ma un nuovo slittamento è già stato annunciato: il testo arriverà alla Camera non più il 20 febbraio, come previsto, ma forse il 27.    Domani la commissione lavorerà anche in seduta notturna per arrivare a discutere tutti gli emendamenti, ma mancano comunque i tempi tecnici perchè il ddl entri in Aula il 20, dal momento che è necessario un ulteriore passaggio alla commissione Giustizia. L'invito dei medici a favore è comunque a far presto: "Arriviamo a questo appuntamento con enorme ritardo - ha affermato Defanti - considerando che il primo ddl in materia è stato depositato in Parlamento nel 1996. Ora è in atto un fuoco di sbarramento e si cerca di eliminare i punti nodali del ddl all'esame. Da qui le nostre richieste".

Il punto, ha commentato il tesoriere dell'Associazione Coscioni, Marco Cappato, è che "non possiamo permettere che si torni indietro rispetto a ciò che i tribunali hanno già stabilito, e cioè il diritto a scegliere sul fine-vita. Una legge però è fondamentale, per far diventare universale - ha concluso - un diritto già riconosciuto".

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