Il 30% delle gastroscopie è inutile

Gastroenterologia | Redazione DottNet | 21/02/2017 18:35

Oltre 30 milioni bruciati per 500 mila procedure evitabili

Troppi esami e molte volte non necessari. A lanciare l'allarme sono i gastroenterologi: il 25-30% delle gastroscopie e delle colonscopie che si fanno in Italia sono infatti inutili, ed il risultato sono 30 milioni di euro bruciati per 500 mila procedure evitabili. La ragione, spiega la Società di gastroeneterologia ed endoscopia digestiva (Sige), è che gli esami vengono spesso prescritti senza una corretta indicazione ed espongono anche a rischi il paziente.    La Sige lancia dunque un appello affinché venga ristabilita una corretta appropriatezza prescrittiva degli esami endoscopici, in particolare di esofagogastroduodenoscopie (Egds) e colonscopie, strumenti diagnostici certamente preziosi ma richiesti in numeri esorbitanti e spesso al di fuori delle indicazioni.

Colpa della medicina difensiva ma anche di una mancata conoscenza delle corrette pratiche. Ogni anno vengono effettuate in Italia oltre 1,7 milioni di Egds e di colonscopie, in pratica quasi 29 procedure ogni 1.000 abitanti, quasi tutte per motivi diagnostici (solo l'11,2 per cento rappresenta una proceduta terapeutica). Un numero "enorme di esami che si traduce in una spesa notevole - sottolinea Gerardo Nardone, gastroenterologo dell'Università Federico II di Napoli - calcolando una media di 60 euro ad esame endoscopico si arriva infatti alla ragguardevole cifra di 102,7 milioni di euro. Di questa spesa ingente si stima che almeno 30 milioni di euro vadano bruciati per esami inutili. Le cause di questo spreco vanno ricercate in una inadeguata conoscenza delle indicazioni da parte della classe medica, ma spesso anche nella possibilità da parte dei pazienti di prenotare direttamente gli esami attraverso CUP, farmacie, e altri canali senza effettuare prima una visita specialistica".

Insomma, una sorta di 'fai da te' che può risultare inappropriato. Due convinzioni assai diffuse, ma purtroppo in gran parte infondate, sottolinea il presidente Sige Antonio Craxì, "sono quella che la migliore prevenzione delle malattie si faccia eseguendo periodicamente esami di laboratorio o strumentali in assenza di qualunque sintomatologia o rischio specifico di malattia, e la seconda che ogni diagnosi debba essere supportata da esami approfonditi, anche quando la condizione è ovvia o la conferma del tutto inutile nel decidere la cura. Ambedue queste convinzioni generano richieste di esami inappropriati". Chi deve invece assolutamente sottoporsi ad esame endoscopico, affermano gli esperti, sono i pazienti che presentino sintomi d'allarme, ovvero dimagrimento, anemia, sanguinamento gastro-intestinale. In questi casi va eseguito urgentemente un esame endoscopico, gastroscopia o colonscopia in base ai sintomi.

Gli esami vanno fatti anche per il monitoraggio delle lesioni pre-cancerose e per la prevenzione del cancro del colon (in quest'ultimo caso se la prima colonscopia è negativa, l'esame può essere ripetuto anche dopo 7-10 anni). Oggi, però, solo il 20% degli esami endoscopici viene richiesto dal gastroenterologo; l'80% proviene dal medico di famiglia, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. La Sige scende quindi in campo a fianco dei medici di base per fare formazione e mettere un freno allo spreco: per questo, la Società promuove iniziative ad hoc come i campus di aggiornamento allo scopo di aumentare l'appropriatezza delle richieste di esami. E gli argomenti dei campus, sottolinea, nascono proprio da specifiche richieste emerse da una indagine che ha coinvolto la maggior parte dei medici di famiglia italiani.

 

 

fonte: sige

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