Conad contro Federfarma: è scontro sulle liberalizzazioni

Farmacia | Redazione DottNet | 21/02/2017 13:30

Il vero nodo sono i capitali nelle farmacie

“Serve l’avvio di una nuova stagione di liberalizzazioni” per liberare risorse, tutelare il cittadino-consumatore e stimolare la crescita. Per farlo occorre però modificare l’assetto attuale del “Ddl Concorrenza perchè così com’è disattende le richieste dell’Antitrust di apertura del mercato dei farmaci, dei carburanti e delle professioni“. È lungo questa direttrice che Conad, in occasione della presentazione del X° Rapporto sulla legislazione commerciale di Ancd avvenuta a Roma, propone la sua ricetta per uscire dalla crisi. “L’avvio di una nuova stagione di liberalizzazioni, il taglio della burocrazia e la garanzia della legalità – le tre chiavi di lettura del nuovo Rapporto – sono condizioni indispensabili per migliorare l’efficienza delle imprese e dare risposta alle aspettative dei cittadini. E sostenere la crescita del Pil oltre la soglia attuale, ferma a meno dell’1%”.

Uno dei terreni su cui far ripartire le liberalizzazioni – ancora ferme alle “lenzuolate” di Bersani del 2006 – è l’apertura del mercato dei farmaci di fascia C. “Liberalizzare i mercati ancora protetti e sgravare Italia da vincoli di natura corporativa crea lavoro e aumenta i consumi”, spiega l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese. La misura, presente in una prima versione del Dll Concorrenza 2015, venne cancellata dall’attuale disegno di legge che attende ancora dopo due anni la prova dell’Aula di Palazzo Madama.

Le farmacie, da anni osteggiano la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C – ha spiegato Pugliese – ma hanno acconsentito a che il Ddl Concorrenza aprisse all’ingresso dei capitali nelle proprietà, che comporterà il nascere di catene di farmacie. Queste nuove realtà minacceranno l’esistenza delle piccole farmacie, ma Federfarma finge di non saperlo, continuando a fare la guerra alle parafarmacie, che detengono solo una piccola quota di mercato”.

L’Italia – si legge nel Rapporto – è il 4° paese europeo per spesa farmaceutica dopo Germania, Francia e Regno Unito. La spesa annua pro capite per medicinali di autocura è però di 41,2 euro contro i 65,4 euro della media Ue. Nel 2015 i medicinali senza obbligo di prescrizione (Sop) – la cui vendita è stata liberalizzata  nel 2006 – hanno sviluppato un giro d’affari di circa 2.504 milioni di euro per 304 milioni di confezioni vendute, mentre i farmaci con ricetta mostrano vendite a valore pari a 15.019 milioni di euro e 1.562 milioni di unità (fonte: Assosalute). La liberalizzazione, per quanto parziale, ha comunque sortito i suoi effetti e consentito ai consumatori di risparmiare ogni anno una cifra importante. Tra il 2005 e il 2013 i prezzi dei medicinali Sop hanno registrato un aumento del 12%. Negli otto anni antecedenti alla riforma Bersani (1997-2005) l’incremento era stato del 35%.

Nel 2015 il prezzo medio praticato dai corner Gdo sui medicinali Sop è stato di 6,1 euro, più basso di quasi il 30% di quello praticato in farmacia, per le parafarmacie la differenza scende a circa il 9%. Ammonta a 36 milioni di euro il risparmio ottenuto dalle famiglie italiane nel 2015 grazie all’acquisto di medicinali fuori dal canale farmacia. Per sostenere la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli pagati interamente dal cittadino ma acquistabili solo dietro prescrizione medica, Conad ha rilanciato la campagna Liberalizziamoci, una petizione che ha già raccolto 170mila firme e punta a far pressione affinchè governo e Parlamento tornino a legiferare in favore del cittadino-consumatore. Spiegano da Conad: “Se l’acquisto di queste specialità – antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici, anticoncezionali, per citare le categorie più comuni – passasse anche per il canale parafarmacia, come già avviene per Sop e Otc, si otterrebbe un risparmio annuo che va dai 450 agli 890 milioni di euro”.

Ma Federfarma risponde con fermezza. "Quando sotto i riflettori c’è il gruppo Conad, ogni evento o uscita pubblica è buono per parlare di mancate liberalizzazioni e di concorrenza che in Italia non c’è e, il tutto ovviamente per rivendicare il farmaco con ricetta al supermercato. La meta è talmente agognata che i dirigenti dell’insegna non si fanno scrupoli a manipolare la realtà delle cose o l’evidenza dei numeri perché combacino con le loro tesi". Conferma il convegno organizzato la settimana scorsa a Roma da Conad per presentare il X Rapporto sulla legislazione commerciale. "Ed eccoci a quella manipolazione della realtà di cui si diceva in apertura. Sì perché il gruppo si guarda accuratamente dal dirlo, ma in nessuno dei Paesi che guidano la classifica dell’Istituto Leoni i medicinali con ricetta sono venduti al supermercato. Restano invece affidati alla distribuzione esclusiva delle farmacie, perché anche dove vige la dottrina della massima libertà economica – come nel Regno Unito e in Olanda – si riconosce che un conto è la concorrenza e un altro la tutela della salute pubblica", dicono a Federfarma.

"Ma c’è di più: in due dei tre paesi che eccellono a livello europeo per “liberomercatismo” (sempre Gran Bretagna e Paesi Bassi), la proprietà delle farmacie non è limitata ai soli farmacisti ma anche alle società di capitale, proprio quanto prevede quel ddl concorrenza che per Conad e gdo sarebbe acqua fresca o poco più", aggiungono a Federfarma. "Ancora una volta Conad fa un sacco di confusione» commenta la presidente di Federfarma, Annarosa Racca «perché al gruppo non interessa la concorrenza ma soltanto incrementare le vendite. Se l’Italia dice no alla liberalizzazione dei farmaci con ricetta, invece, non è perché resta ostaggio di protezionismi e oligopoli, ma perché nessun Paese in Europa e nel mondo avanzato ha mai adottato misure di questo genere".

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