Confcommercio: le farmacie resistono alla crisi dei centri storici

Farmacia | Redazione DottNet | 24/02/2017 11:46

Aumentano gli esercizi del 5,8%

Negli ultimi otto anni il commercio al dettaglio ha subito un’emorragia di punti vendita che ha privato le città italiane di oltre il 13% dei negozi, quasi il 15 se l’analisi si registra ai soli centri storici. Fanno eccezione le farmacie, che nello stesso periodo hanno incrementato la propria presenza tanto in centro città quanto nelle periferie, e (in parte) i rivenditori di computer e telefonia, cresciuti anch’essi ma soltanto nei quartieri centrali. La fotografia arriva dalla seconda edizione della ricerca di Confcommercio sulla demografia d'impresa nei centri storici, condotta dall’Ufficio studi dell’associazione in 40 città italiane e presentata l’altro ieri a Roma in una conferenza stampa. «Senza inversioni di tendenza» ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli «si riduce la qualità della vita dei residenti e l'appeal turistico delle nostre città: senza i negozi non c’è luce, non c’è bellezza e non c’è sicurezza».

I dati sono eloquenti: tra il 2008 e il 2016, i punti vendita del commercio al dettaglio in sede fissa sono calati del 14,9% nei centri cittadini e del 12,4% nel resto del territorio urbano. Le contrazioni maggiori, in particolare, gravano sui rivenditori di carburante (-27% in centro e -22.9% in periferia), i negozi di libri e giocattoli (-23,4% in centro), gli esercizi non specializzati (-19,3% in centro e -27,5 in periferia) e i rivenditori di mobili e ferramenta (-18,6% in centro e -18 in periferia).

In controtendenza invece le farmacie, che nello stesso periodo vedono aumentare il numero degli esercizi del 5,8% in centro (58 punti vendita) e del 14,4% nel resto delle città (209). Crescono, ma solo nei centri urbani, anche i negozi di computer e Ict (+13%), che però arretrano del 3,3% nelle zone periferiche. E soprattutto, aumentano i punti vendita della ristorazione e gli ambulanti: ristoranti, bar e alberghi aumentano di quasi l’11% nei centro città e di quasi il 10% nelle periferie; gli ambulanti salgono addirittura del 36,3% nei centri cittadini.

I dati della ricerca di Confcommercio non stupiscono Marco Alessandrini, amministratore delegato di Credifarma: «Tutti gli indicatori dicono che le imprese orientate soltanto al mercato interno sono in forte sofferenza» commenta «anche le farmacie lavorano esclusivamente sul mercato interno però non stanno soffrendo, perché nel tempo hanno preservato il proprio volume di affari quando in altri comparti le perdite arrivano alla doppia cifra. Di fatto, i titolari di farmacia sono riusciti a preservare la redditività, reinventare il proprio modello di business e diversificare, con il risultato che in molti casi c’è stato addirittura un incremento dell’attività».

 

 

fonte: confcommercio, federfarma

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