Suicidio assistito, ecco come funziona: procedure e costi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 27/02/2017 20:40

Coscioni: sono 200 le richieste perr la dolce morte: la fine arriva in 10minuti

Sono 232 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all'Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere l'eutanasia all'estero: di queste, 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera ma alcuni tra questi malati hanno poi cambiato idea. A rendere noti gli ultimi dati in merito alla richiesta della 'dolce morte' è il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo.

Numeri in crescita anche secondo il presidente dell'Associazione Exit-Italia, Emilio Coveri, che sottolinea come "in media, sono circa 50 l'anno gli italiani che chiedono e in molti casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera". La 'dolce morte' ottenuta oggi da dj Fabo, dal momento di attivazione delle procedure mediche e farmacologiche, richiede circa 10 minuti. E' però sulla base di un preciso protocollo previsto dalla legge svizzera sulla "Morte Volontaria Assistita" che il paziente può arrivare a porre fine alla sua vita.

Il primo passo, spiega Coveri, prevede l'attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l'invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta. Dopo l'accettazione da parte della struttura è previsto un colloquio con il medico che accompagnerà alla fine il soggetto. Per legge, il medico è tenuto a far desistere il paziente che lo ha richiesto dall'atto finale e, quindi, reiteratamente chiederà alla persona se vuole terminare i suoi giorni oppure vuole rimandare il tutto ad un altro momento.

Il soggetto, sottolinea Coveri, può sempre cambiare idea e potrà fare ritorno a casa. Se invece si vuol proseguire nell'intento, il medico incontrerà nuovamente il paziente e ripeterà la richiesta se davvero si vuole procedere. L'atto di accompagnamento alla 'dolce morte', chiarisce il presidente di Exit Italia, "consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di Sodio. Precedentemente, al paziente vengono somministrate due pastiglie antiemetiche (antivomito) in modo da poter assorbire meglio il composto chimico. A questo punto, il medico, ancora una volta, chiederà di desistere, ma nel caso in cui la persona voglia procedere, verserà la dose letale in un bicchiere di acqua per poterla sciogliere".

E' "assolutamente indispensabile - afferma Coveri - essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere in mano e poterlo bere deglutendo il composto disciolto in esso. Per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica tracheotomizzati, a cui è stata applicata la PEG, ossia il sondino che porta qualsiasi tipo di nutrizione o liquido direttamente nello stomaco, tale dose verrà introdotta direttamente come se fosse una bevanda qualsiasi".

In pochi minuti, rileva, "il paziente si addormenta profondamente, in quanto tale composto contiene una forte dose di sonnifero. Nei minuti successivi, con il paziente addormentato e che non può percepire più nulla, interverrà l'arresto cardiaco, in quanto la dose letale è composta anche dal cloruro di potassio che fa in modo che il cuore si fermi". Complessivamente, dalla somministrazione del composto di farmaci alla fine, sottolinea Coveri, "il tempo necessario è di poco più di dieci-quindici minuti". Il costo complessivo per ottenere il suicidio assistito in una struttura svizzera, conclude, "è di circa 10mila euro".

Dalla strada che porta a Pfaffikon, in Svizzera, è possibile ammirare un lago nelle cui acque si specchiano alberi e case. Un paesaggio che Dj Fabo, cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale nell'estate del 2014, non poteva più vedere. Provava solo un dolore insopportabile. E per questo Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti da poco, ha deciso di morire. Ha scelto il suicidio assistito nella piccola struttura della Dignitas, in Svizzera, un fabbricato rivestito di acciaio azzurro, coperto da una siepe e dall'anonimato, nascosto nella zona industriale di Pfaffikon, a circa 25 chilometri da Zurigo. Il suo corpo è ancora all'interno della Dignitas, per il suo rientro in Italia potrebbero servire fino a 48 ore per espletare le procedure amministrative previste dalla legge svizzera. Fabiano è morto alle 11,40 con accanto chi amava: la sua fidanzata Valeria, la madre e tre amici. E' stato lui stesso a schiacciare il pulsante che ha permesso al farmaco che ha fermato il suo cuore di arrivare in vena. Tecnicamente si tratterebbe quindi di un suicidio assistito. Ad aiutarlo è stata l'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato lo ha accompagnato in Svizzera, pronto ad autodenunciarsi domani stesso alle autorità italiane. Lo stesso Cappato, da una stanza vicino a quella di Fabo, ha dato l'annuncio su Twitter: "Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo".


    "Fabo è libero, la politica ha perso, deve capire che il vuoto normativo porta all'illegalità'. Stamattina le ultime parole di DJ Fabo in un post: 'Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l'aiuto del mio Stato'. Poi il grazie a Cappato per "avermi sollevato da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore". Fabiano, racconta Cappato, "era sereno ma all'inizio delle procedure, sempre convinto di voler andare avanti, era in ansia perché temeva di non riuscire a mordere il pulsante che avrebbe attivato l'immissione del farmaco letale.


    Era preoccupato perché la sua cecità non gli permetteva di vedere dove fosse collocato il pulsante esattamente". Il giovane, cieco e tetraplegico dal 2014 a causa di un incidente stradale, ha però anche scherzato poco prima di dare avvio alla procedura: "E se non ci riesco? Vorrà dire - ha detto Dj Fabo - che tornerò a casa portando un po' di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono". Ha scherzato per due giorni, ricordando la sua vita, anche con risate e battute. Ma appena terminate le visite preliminari, Dj Fabo ha voluto procedere subito, non ha esitato. Prima di attivare l'ultima procedura per morire ha rivolto però un'ultima raccomandazione ai tre amici che lo hanno accompagnato: "Non prendetemi per scemo ma devo chiedervi un favore: mettete sempre le cinture. Non potete farmi un favore più grande".

Eutanasia, Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e suicidio assistito: tre termini che indicano procedure differenti, anche per i loro eventuali risvolti legali, ma che hanno lo stesso obiettivo finale, ovvero quello di assicurare il rispetto della volontà del soggetto in merito alle scelte sul fine vita.

Percorsi che in Italia non sono ancora regolamentati, ma per i quali sono stati presentati disegni di legge all'esame del Parlamento. La morte del Dj Fabo per mezzo del suicidio assistito ottenuto in Svizzera ha oggi riacceso i riflettori sulla questione del fine-vita, ma questo "triste evento - afferma Carlo Alberto Defanti, primario emerito dell'Ospedale Niguarda di Milano, membro della Consulta di Bioetica e medico di Eluana Englaro - rischia di essere un ulteriore ostacolo sulla via del ddl sulle Dat o Biotestamento, all'esame della Camera, perchè il pericolo è che si possano confondere situazioni diverse. Credo, infatti, che mentre il Paese e la magistratura si sono già 'pronunciati' in favore delle Dat, il problema dell'eutanasia è ancora controverso e in questo momento reputo difficile che si possa legiferare in proposito".

Ma quali sono le differenze? Le DAT, spiega, "sono dichiarazioni che il soggetto decide di fare quando è in grado di intendere, in vista di una futura situazione in cui si trovasse in condizioni gravissime e non fosse più in grado di disporre di sè. In pratica è l'espressione della volontà in merito alle terapie che una persona intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte, incluse nutrizione e idratazione artificiali, per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti che costringano a trattamenti permanenti".

Il ddl sulle Dat è all'esame della Camera e dovrebbe approdare in Aula il 6 marzo. Cosa diversa è l'EUTANASIA: "Si definisce 'attiva' e si tratta della somministrazione di un'iniezione letale da parte del medico su richiesta del paziente". Una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia, promossa dall'Associazione Coscioni, è incardinata nelle commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia, ma il dibattito è fermo al 2016. La pdl prevede che la richiesta di eutanasia "sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi".

Nel caso del SUICIDIO ASSISTITO, di cui si è avvalso Dj Fabo in Svizzera dove invece non è prevista l'eutanasia attiva, "il medico - afferma Defanti - non provoca direttamente la morte. In questa fattispecie, infatti, il paziente chiede al medico di prescrivere il mix di farmaci letali, di solito una bevanda. Il medico non agisce dunque direttamente ma collabora col malato, che ingerisce autonomamente il mix letale. Nel caso di malati di Sla o impossibilitati a bere, il paziente aziona con le labbra o altri movimenti un meccanismo che consente di iniettare nel sondino cui è collegato il mix di farmaci letale. Il gesto 'decisivo' è cioè quello del malato".

Quanto all'ACCANIMENTO TERAPEUTICO, è così definito un atteggiamento di ostinazione nell'impartire trattamenti sanitari che risultano "sproporzionati" in relazione all'obiettivo terapeutico e alla condizione specifica del paziente.

Sono 4, secondo gli ultimi aggiornamenti del Centre d'information sur l'Europe, i Paesi europei che hanno legalizzato il suicidio assistito e l'eutanasia attiva. A Svizzera, Olanda, Belgio e Lussemburgo si aggiungono, nel resto del mondo, Cina, Colombia e Giappone. Ecco alcuni esempi delle legislazioni nei diversi Paesi.

OLANDA - La prima legge che legalizza l'eutanasia e' stata approvata nell'aprile del 2001 in Olanda, che diventa il primo paese al mondo a consentire eutanasia e suicidio assistito. BELGIO - La legge che legalizza l'eutanasia e' entrata in vigore nel settembre 2002. E' legale anche l'eutanasia sui minori.

LUSSEMBURGO - La normativa e' entrata in vigore nel marzo 2009. Prevede che non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo ad un'azione civile per danni ''il fatto che un medico risponda ad una richiesta di eutanasia''.

SVEZIA - Nell'aprile 2010 l'autorita' nazionale da' il via libera all'eutanasia passiva (con interruzione-omissione di trattamenti medici). L'eutanasia attiva e' proibita.

SVIZZERA - Nel Paese elvetico la legge consente l'aiuto al suicidio se prestato senza motivi "egoistici". Una prestazione garantita anche ai cittadini stranieri.

GERMANIA - La Corte di giustizia tedesca si e' espressa nel giugno 2010 a favore dell'eutanasia passiva. Pur non essendoci una legge specifica anche l'eutanasia attiva e' ammessa se e' chiara la volonta' del paziente.

SPAGNA - Sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito, ma non l'eutanasia attiva.

DANIMARCA - In Danimarca sono ammesse solo le direttive anticipate di trattamento. FRANCIA L'eutanasia attiva e' vietata, mentre e' parzialmente ammessa quella passiva. GRAN BRETAGNA Anche l'aiuto al suicidio e' perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia, ma un giudice puo' autorizzarlo in casi estremi.

RESTO DEL MONDO Nel resto del mondo l'eutanasia e' ammessa in Cina negli ospedali, mentre in Colombia e' legale dal 1997. Nei paesi occidentali il piu' tollerante e' l'Oregon, negli Usa, che l'ha ammessa anche in questo caso nel 1997 e la permette anche in caso di depressione dei pazienti. Successivamente hanno adottato legislazioni simili Vermont, Washington e Montana. In Canada, patria di uno dei film piu' famosi su questo tema, 'Le invasioni barbariche', una legge che la legalizza e' stata bocciata e la situazione varia da provincia a provincia. Altri paesi, fra cui l'Australia, non ammettono l'eutanasia ma consentono le direttive anticipate di trattamento. In Giappone quando un paziente vuole accedere all'eutanasia viene avvicinato da una equipe che lo aiuta a prendere una decisione.

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