Medici, le donne sorpassano gli uomini

Medicina Generale | Redazione DottNet | 28/01/2009 19:09

Il sorpasso dei camici rosa nel mondo medico italiano è avvenuto fra le nuove leve. Un passaggio definito ''epocale'' al quale, però, le donne pagano un prezzo molto alto, la rinuncia alla famiglia.

Questo il quadro emerso da un incontro organizzato dal Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri (Cimo-Asmd) sulle prospettive del prossimo decennio, rispetto alla presenza delle donne nel settore. Le donne, soprattutto quelle più giovani, oggi sono oltre la metà della forza lavoro medica. Secondo i dati Cegedim-Dendride, nella fascia d'età compresa tra i 35 e i 44 anni, sono il 54% del totale e tra 25 e 34 anni arrivano al 65%. ''E' l'effetto di un progressivo fenomeno di femminilizzazione della professione - ha detto Americo Cicchetti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - oggi le donne rappresentano il 34,5% del totale dei medici ma tra dieci anni ad andare in pensione saranno soprattutto uomini e ad entrare saranno in gran parte donne''. I dati presentati mostrano però anche l'altra faccia della medaglia, il prezzo che le donne pagano per farsi strada nel mondo del lavoro medico, cioè la rinuncia alla vita familiare. ''Il 44% delle donne under 35 nel nostro Paese non sono sposate - ha aggiunto Vania Cirese, consulente legale di Cimo-Asmd - quelle coniugate con un figlio sono il 73,6% del totale, a fronte di uno schiacciante 90,5% dei loro colleghi maschi''. E le percentuali sono ancora più chiare se si considerano le donne con 2 figli: il 45%, a fronte del 73% degli uomini. ''E' in atto un cambiamento epocale - ha spiegato Itala Corti, coordinatrice del gruppo di lavoro del Cimo-Asmd - ma non avere figli, in questa professione, oggi non è più una scelta è un obbligo, mentre averli è una scelta suicida''. Secondo i dati, anche quella la branca medica appare una selezione dettata dal genere. Le donne sono più presenti in specializzazioni definite ''più gestibili in termini di flessibilità', come la pediatria (60%), l'allergologia (54%), l'ematologia (51%) e la dermatologia (47%), mentre sono poco rappresentate nella cardiochirurgia (11%) e nell'ortopedia (11%) e soprattutto ai più alti livelli dirigenziali. ''Nella sanità pubblica su 10 dirigenti, 3 sono donne - ha concluso Cirese - e su 10 primari solo uno è una donna''.

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