Incontinenza urinaria e presidi: occorre maggiore equità

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 03/03/2017 15:50

Analisi Cergas in collaborazione con Senior Italia Federanziani sulle necessità dei pazienti affetti da incontinenza

Mappare il modello di gestione dell’incontinenza urinaria trattata con presidi assorbenti a livello nazionale e regionale, valutarne la rilevanza sotto il profilo sociale, psicologico ed economico e analizzare i punti di forza e di debolezza che lo caratterizzano. Questo l’obiettivo della ricerca condotta dal Cergas Bocconi in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, presentata al Ministero della Salute. L’analisi ha seguito un approccio “patient oriented”, proprio nell’ottica di comprendere quali bisogni siano espressi dal paziente incontinente e quali modalità di risposta egli possa trovare dentro e fuori il sistema.

In Italia sono 4,5 milioni le persone che soffrono di incontinenza urinaria, pari al 7,8% della popolazione. Le persone affette da incontinenza stabilizzata hanno diritto di accedere agli ausili assorbenti, e proprio su questi si focalizza la ricerca, che offre una chiave di lettura dell’organizzazione dell’attuale sistema di gestione sia a livello nazionale, sia a livello regionale. Dall’analisi emerge una significativa eterogeneità sotto il profilo dell’organizzazione del sistema regionale, delle modalità di distribuzione, della libertà di scelta concessa al paziente rispetto ai presidi. L’SSN eroga il 66% degli ausili assorbenti complessivamente scambiati sul mercato, con un investimento di 355,1 milioni di euro, pari al 56% della spesa totale. La spesa out of pocket, invece, pari al 44% del totale della spesa per ausili assorbenti, è pari a 283,1 milioni di euro.

L’analisi del sistema permette l’emersione di numerosi aspetti critici dell’attuale modello di gestione dell’assistenza: dall’universalismo mancato all’eterogeneità in termini di canale distributivo inter e intra Regioni, dall’assenza di standard nazionali per la definizione della qualità dei prodotti all’assenza di un approccio sistemico. Le criticità riscontrate possono essere affrontate ripensando al modello nel suo complesso con l’obiettivo ultimo di raggiungere un adeguato livello di equità d’accesso e fruizione ai pazienti, garantendo loro libertà di scelta e un livello qualitativo degli ausili che corrisponda ad un’elevata soddisfazione del paziente. È in quest’ottica che il modello proposto individua nell’Accordo Quadro il processo di accreditamento ottimale per definire soggetti eleggibili e segnala la necessità di definire ex-ante un prezzo degli ausili, specifico per il SSN, assegnando un budget individuale al paziente correlato al livello di gravità della sua condizione (a differenza dell’attuale sistema, spesso caratterizzato da un tetto di spesa indistinto a prescindere dalle condizioni dell’assistito). Centrale inoltre il tema dell’individuazione di criteri per definire la qualità dei prodotti, che il lavoro propone grazie al contributo di alcuni esperti del settore. In maniera complementare, separare le competenze dell’accreditamento coerentemente ai livelli istituzionali coinvolti e creare un sistema informativo in grado di monitorare e controllare i flussi dei consumi (permettendo una pianificazione quantitativa degli obiettivi e accrescendo la capacità di controllo su capacità ed efficacia del sistema) rappresentano altri due punti cardine.

Essenziale è l’elemento che riguarda poi la possibilità per il cittadino di dialogare con il sistema: l’attività di counselling è troppo spesso carente, considerando la rilevanza psicologica e sociale della problematica. Per questo motivo è impossibile immaginare un modello di gestione della problematica che non internalizzi una figura che dia supporto al paziente o alla sua famiglia. “I pazienti trarrebbero vantaggio dall’implementazione di un simile modello – dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani -. Il momento è il più adatto per un ripensamento delle logiche di funzionamento del sistema, specialmente alla luce dell’inarrestabile processo di invecchiamento della popolazione che richiede una risposta sempre più efficace ai bisogni della persona incontinente, onorando la centralità del ruolo che l’universalismo riveste nel sistema di welfare e di tutela della salute del nostro Paese”.

 

 

fonte: federanziani

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