Federfarma, inviato il ricorso al Tar sui preparati dimagranti

Farmacia | Redazione DottNet | 04/03/2017 14:58

E' un atto obbligato per tutelare gli iscritti

E' stato inviato al Tar del Lazio il ricorso di Federfarma contro il decreto ministeriale che, il 2 gennaio scorso, ha vietato prescrizione e allestimento di preparazioni magistrali a base di una quarantina di sostanze, tra cui tè verde, caffeina, guaranà e finocchio. A renderlo noto è la Federazione nazionale dei titolari di farmacia, che ha atteso "l'ultimo minuto utile concesso dai termini di legge", nella speranza che arrivasse all'ultimo dal Ministero della Salute "il chiarimento interpretativo auspicato dal sindacato, che renderebbe inutile la strada del Tar".


    E così il ricorso è diventato "un atto obbligato, per tutelare gli associati". Il decreto, infatti, spiega Federfarma, "rende alle farmacie impossibile ogni genere di allestimento con tali sostanze. Basterebbe una circolare interpretativa che chiarisse come il divieto si applichi alle sole preparazioni a scopo dimagrante, per mettere una pezza che, da un lato toglierebbe i farmacisti dall'impasse, e dall'altro darebbe al tavolo il tempo di proseguire il proprio lavoro". Il decreto, contestato anche da tutte le altre sigle dei farmacisti (Fofi, Sifap, Utifar, Asfi e Assofarm), è stato oggetto di confronto all'ultima riunione del tavolo sui galenici dimagranti istituito a metà gennaio dal Ministero. "Contiamo - spiega il segretario nazionale, Alfonso Misasi - che da questo gruppo tecnico possa arrivare una risistemazione organica delle normative vigenti che sia di aiuto alle farmacie attive nella galenica. Ma se prima non si aggira lo scoglio del decreto del 2 gennaio, non si riuscirà a fare molta strada".

Il decreto, infatti, secondo Federfarma, confonde sostanze (ossia principi attivi) e medicinali, con il risultato «del tutto illegittimo» di vietare le une anziché gli altri. Se il reale obiettivo fossero state le sostanze e non i medicinali, d’altronde, nel decreto sarebbero stati ricompresi anche i medicinali di sintesi basati su quegli stessi principi attivi, cosa che invece non è accaduta. Come se non bastessa, spiegano a Federfarma, poi, nelle premesse al decreto si richiama la «pericolosità» delle sostanze vietate perché l’uso è «off label», «senza considerare che le preparazioni magistrali non possono per definizione avere indicazioni registrate». «Oltre alla violazione di legge» rileva Federfarma «c’è dunque un evidente vizio di eccesso di potere per sviamento e manifesta illogicità».

Il sindacato, poi, ritiene il provvedimento del tutto sproporzionato. Tutto, ricordano i legali di Federfarma, nasce da un’indagine dei Nas di Perugia che porta alla luce quattro ricette, firmate dallo stesso medico, a base di sertralina in associazione con altre sostanze fitoterapiche. Ricevuta la segnalazione, l’Aifa aggiunge alla documentazione dei carabinieri tre schede provenienti dal sistema di farmacovigilanza, riguardanti la sertralina. La stessa Agenzia, però, avverte che due di tali schede «sono poco esaustive», dunque «non si può affermare con certezza - ma nemmeno escludere - che in queste due segnalazioni i medicinali siano stati assunti per il trattamento dell’obesità». E’ evidente, commenta il ricorso, «l’illegittima sproporzione tra la causa, il presunto abuso di prescrizione da parte di un medico, e l’effetto perseguito, ossia il divieto generale di prescrizione delle numerose sostanze indicate nel decreto».

Altre illogicità emergono dallo scambio epistolare avviato dal Ministero con Aifa e Istituto superiore di Sanità in preparazione del decreto: nel suo primo parere, l’Istituto sconsiglia il ricorso a divieti e suggerisce invece interventi formativi sui medici; l’Agenzia del farmaco, invece, propende per la soluzione più drastica e il Ministero sposa quest’ultima indicazione. Non vanno infine trascurate, conclude il ricorso, le ricadute sulle farmacie: il legislatore nazionale riconosce alla preparazione galenica uno spazio e una funzione ben definita ma il decreto, «vietando l’uso di un numero considerevole di sostanze, impedisce in concreto che tale funzione possa essere svolta». Ora la palla passa ai giudici, sempre che il Ministero non emani nei prossimi giorni il chiarimento auspicato, nel qual caso il ricorso verrebbe ritirato.

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