L'allarma di Gimbe: sanità al collasso, 25 miliardi di sprechi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 04/03/2017 15:14

Tutte risorse sottratte ai servizi essenziali che “rischiano di portare il sistema sanitario a sgretolarsi"

In sanità sono stati sprecati 24,73 miliardi di euro nel 2015: circa il 22% della spesa totale, pari a 112,4 mld. Risorse sottratte ai servizi essenziali, che “rischiano di portare il sistema sanitario a sgretolarsi senza vedere garantito il diritto alla salute dei cittadini”. E’ l’allarme lanciato dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta (nella foto), in apertura della XII Conferenza nazionale Gimbe, che riunisce a Bologna oltre 600 partecipanti da tutta Italia, in rappresentanza di tutte le professioni sanitarie.

 Le voci che hanno gravato di più sugli sprechi sono il sovrautilizzo di interventi sanitari inefficaci o inappropriati, per 7,42 miliardi (30%). A cui si aggiungono frodi e abusi, per circa 5 mld (20%). Inoltre, dai dati della Fondazione Gimbe emerge che il sottoutilizzo delle prestazioni ha bruciato 3,46 miliardi di euro (14%), mentre per acquisti a costi eccessivi si sono sprecati 3,21 mld (13%). L’inadeguato coordinamento dell’assistenza ha poi ‘mangiato’ 2,97 mld (12%) e la burocrazia amministrativa 2,72 mld (11%). “Il rapporto Ocse del gennaio 2017 ha confermato che in sanità 2 euro su 10 vengono sprecati. Le responsabilità ricadono su tutti gli stakeholders che devono impegnarsi a recuperarli”, ha spiegato Cartabellotta, per il quale “non esiste alcun piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale – ha precisato – ma nemmeno un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da conseguire nelle future generazioni”.

 Il rapporto Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale 2016-2025 stima che nel 2025 al Ssn serviranno 200 miliardi di euro come spesa sanitaria totale pubblica e privata. Cifra da cui restano fuori assistenza familiare e servizi di badantato, partecipazione alle spese sociali, mancato reddito dei caregiver, oltre agli investimenti straordinari per l’edilizia sanitaria. Per questo serve un intervento “strategico: le risorse che possono essere recuperate tramite finanziamento pubblico e spesa privata – ha concluso Cartabellotta – sono nettamente minori rispetto a quelle che si possono recuperare dalla riduzione degli sprechi”.

 

 

fonte: adn

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