Puglia, Fimmg chiede sicurezza per gli operatori della guardia medica

Professione | Redazione DottNet | 06/03/2017 17:41

Vittima dell'aggressione, non lasciateci soli e intervenga la Regione

"Non vogliamo essere lasciati soli. Chiediamo sia verificata la presenza delle misure di sorveglianza e soprattutto la loro adeguatezza". Lo ha spiegato Ombretta Silecchia, giovane medico vittima di un'aggressione a Statte (Taranto) nei giorni scorsi durante il turno di lavoro come guardia medica. Il suo caso è stato al centro di una conferenza stampa tenuta dalla Federazione regionale degli Ordini dei Medici delle province pugliesi per discutere della preoccupante situazione legata alla mancata sicurezza delle sedi di guardia medica e dei presidi di pronto soccorso in Puglia. All'incontro sono tra gli altri intervenuti Filippo Anelli, segretario regionale della Fimmg, e Cosimo Nume, presidente dell'Ordine dei medici di Taranto.

Nell'episodio di Statte, ad una richiesta di prescrizione di farmaci hanno fatto seguito minacce per ottenerli ed il tentativo, come ha spiegato Silecchia, di "tenerlo a bada, di farlo ragionare, di poter gestire con un semplice rapporto medico paziente la situazione. Tentativo che non è servito, tanto che la situazione si è risolta solo con la presenza fissa e costante di guardia giurata armata". "Chiediamo sicurezza in Guardia medica. Chiediamo innanzitutto che sia fatta - ha aggiunto Silecchia - una ricognizione capillare delle sedi in cui lavoriamo e chiediamo che qualcuno venga realmente a visitarle per rendersi conto di cosa c'è e di cosa manca per la nostra tutela. Occorrono misure di sicurezza adeguate anche al contesto in cui si lavora, al numero di medici presenti in turno. In alcune sedi c'è sistema di sorveglianza, ma non basta".

Da parte sua Anelli, soffermandosi sulle ultime aggressioni in ordine di tempo, ad Ascoli Satriano (Foggia) il 30 gennaio scorso e a Statte qualche giorno fa, ha sottolineato come siano "i medici donne le principali vittime". "Questi eventi sono campanelli di allarme che non vanno sottovalutati. C'è timore di svolgere il proprio lavoro. Chiediamo un intervento forte del presidente della Regione, Michele Emiliano. Serve - ha concluso - una revisione complessiva delle sedi di guardia mettendole in sicurezza, allocandole in strutture pubbliche non isolate".

La Federazione regionale degli Ordini dei medici delle province pugliesi ha parlato di un crescendo di insicurezza e di episodi di violenza che ha portato la Puglia in cima alla lista per aggressioni ai danni dei medici. Prendendo in considerazione il periodo 1984-2016, La Puglia è la regione con il maggior numero di episodi di violenza ai danni dei medici e presenta un netto divario rispetto alle altre, pesando per il 26% sul totale, contro il 16% della Sicilia e il 13% di Lombardia e di Sardegna, le regioni che seguono per pericolosità.

Una situazione sottolineata anche dal segretario regionale della Fimmg, Filippo Anelli. "La Puglia - ha detto Anelli - ha un numero abnorme di casi di violenza al personale sanitario nel contesto nazionale. Un dato ancora più preoccupante se si considera che i colleghi spesso non denunciano le aggressioni". Gli Ordini dei medici pugliesi chiedono che la Regione, indipendentemente dagli accertamenti che porterà avanti la magistratura, "proceda con un'indagine per verificare che tutte le procedure in tema di sicurezza dei lavoratori siano state poste in essere. Sarebbe utile - sottolineano - conoscere cosa è stato fatto per la prevenzione degli episodi di violenza sugli operatori sanitari, così come previsto dalle raccomandazioni in materia emanate dal ministero della Salute. Una richiesta che era già stata avanzata dagli Ordini nel 2013, all'indomani della morte di Paola Labriola, ma che è stata disattesa". Inoltre gli Ordini "chiedono sia istituito un Osservatorio regionale sulla sicurezza degli operatori della sanità̀ pugliese".

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