Nuovo test del sangue scopre dove si sviluppa il tumore

Odontoiatria | Redazione DottNet | 07/03/2017 19:29

Finora la biopsia liquida ne individuava solo la presenza

E' ancora da testare sull'uomo ma potrebbe rivoluzionare la possibilità di diagnosticare precocemente molti tumori diversi. Un nuovo test del sangue scoperto 'per caso' e poi messo a punto da ricercatori della University of California-San Diego si è rivelato in grado di rilevare non solo la presenza di un tumore, ma anche in quale parte del corpo si trovi. Ogni giorno in Italia ci sono mille diagnosi di cancro ma sempre più avanzate cure e una maggiore diffusione di screening oncologici, hanno di gran lunga aumentato la sopravvivenza negli ultimi anni. Molto più si potrebbe fare anticipando ulteriormente i tempi della diagnosi. Questo l'obiettivo a cui mirano molti studiosi, a lavoro per mettere a punto test del sangue in grado di identificare precocemente tracce che rivelino lo sviluppo dei tumori. Note come 'biopsie liquide', sono in grado di rilevare nel sangue tracce di DNA rilasciato dalle cellule tumorali, ma non indicavano dove risiedesse il tumore.


Obiettivo che sembra invece esser stato raggiunto dal team di ricerca guidato da Zhang Kun, autore del nuovo studio pubblicato su Nature Genetics. Quando una neoplasia si sviluppa, inizia a 'competere' con le cellule normali e, per questo, diffondendosi, le uccide. Nel momento in cui le cellule muoiono, rilasciano il loro DNA specifico nel sangue, e i ricercatori hanno utilizzato questo DNA per identificare il tessuto interessato dal cancro.    "Abbiamo fatto questa scoperta per caso - ha detto Kun -.    Stavamo portando avanti l'approccio convenzionale ed eravamo solo in cerca di segnali provenienti da cellule tumorali. Ma in questo modo abbiamo individuato anche segnali provenienti da altre cellule. Ci siamo così resi conto che se integriamo entrambi i segnali possiamo determinare la presenza di un tumore e il posto in cui sta crescendo". Per verificare l'ipotesi, il team ha messo insieme una banca dati dei modelli di metilazione, o modificazione epigenetica di una parte del DNA, di 10 diversi tessuti normali: fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue. Hanno inoltre analizzato campioni tumorali e di sangue di pazienti oncologici per comporre uno schema di marker genetici per ogni tumore. Il nuovo test potrebbe eliminare in futuro le diagnosi basate sulla biopsia tradizionale, o asportazione chirurgica del tessuto, tuttavia, conclude Kun, prima di "traslare la ricerca in ambito clinico dobbiamo perfezionare il metodo".

A sottolinearlo è anche Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica. "E' uno studio interessante, che permette di valutare le alterazioni del Dna correlate a tumori. Ma, come tutti gli altri fatti in questo campo, va validato su ampi numeri. Purtroppo - prosegue l'esperto - non possiamo dire che domani andiamo in laboratorio e facciamo un test per diagnosi precoce di cancro. Ad oggi l'unica applicazione clinica di biopsia liquida riguarda pazienti con tumore al polmone in cui si vanno a cercare mutazioni del gene Egfr che, se presenti permettono di scegliere la terapia adeguata". Tra i tanti studi in materia, quello condotto dall'Istituto Mario Negri di Milano, ad esempio, mira alla diagnosi dei tumori dell'ovaio attraverso l'identificazione di una firma molecolare di microRNA. Mentre l'IRCCS Fondazione Istituto Nazionale Tumori di Milano si è concentrato sull'individuazione precoce, sempre attraverso microRNA circolanti nel sangue, di tumore al polmone. Infine, più di recente, una biopsia liquida per analizzare vescicole rilasciate nel sangue dai tumori è stata messa a punto dall'Istituto Superiore di Sanità(Iss) e sperimentato su pazienti con tumore a prostata, polmone e colon.

 

 

fonte: ansa

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