La chirurgia moderna ha 150 anni: cominciò con la parola sepsi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 17/03/2017 13:55

La metà dei pazienti moriva per infezioni

Centocinquant'anni fa, il 16 marzo 1867, il chirurgo britannico Joseph Lister pubblicò sulla rivista Lancet il primo di una serie di articoli che descrivevano la pratica di disinfettare gli strumenti chirurgici e la ferita di un paziente prima di un intervento, che di fatto diede il via alla chirurgia 'moderna', utilizzando per la prima volta la parola 'sepsi'.     Lister intui' che a causare la morte di meta' dei pazienti operati, anche nel caso in cui l'operazione era stata un successo, fossero i germi, la cui esistenza era stata scoperta non molto tempo prima da Pasteur, e decise di usare l'acido fenico, che allora veniva usato per la disinfezione delle fognature, per pulire le ferite e gli strumenti chirurgici nella riduzione di una frattura esposta in un bambino di sette anni. I primi esperimenti risalgono al 1865, ma solo due anni dopo si arrivò alla pubblicazione. "Si tratta di un momento storico per la chirurgia - commenta Nicola Surico, past president del Collegio Italiano di Chirurgia -, ma bisogna ricordare che qualche anno prima fu il medico italiano Enrico Bottini, che esercitava a Novara, il primo ad avere l'intuzione. Bottini però non pubblicò i propri risultati".

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