Pronto soccorso, oltre un milione di ricoveri fantasma

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 28/03/2017 22:12

Un carico che pesa sui medici; il fenomeno continua a crescere. Da precariato a mancata riforma cure territorio, proposte Fimeuc

Un milione, forse un milione e mezzo di 'ricoveri fantasma', che non vengono considerati tali. E che fanno diminuire considerevolmente il conteggio finale. Un carico assistenziale che pesa impropriamente sulle spalle dei medici dei pronto soccorso che già fronteggiano il sovraffollamento in crescita in tutta Italia e di cui questi 'ricoveri' sono principale causa. Si tratta infatti di tutte le persone che non riescono a essere trasferite nei reparti per mancanza di posti letto e rimangono in pronto soccorso per alcuni giorni, fino alle dimissioni. A denunciare il problema Massimo Magnanti, segretario del sindacato professionisti emergenza sanitaria (Spes), al margine del convegno Fimeuc a Roma, per i 25 anni dell'istituzione del sistema di emergenza urgenza.

Il sovraffollamento dei pronto soccorso, spiega Magnanti, "è un fenomeno che continua a crescere. E ciò soprattutto perché queste strutture sono trasformate in reparti di degenza, cosa che non gli compete. I medici si ritrovano a dover gestire pazienti che hanno deciso di ricoverare, ma per i quali non si trovano letti. Eppure l'Italia è uno dei Paese in cui si ricovera di meno da pronto soccorso: siamo soltanto al 14% contro il 18,5-19% di Stati Uniti e Gran Bretagna. Una differenza che non è reale, però: è rappresentata infatti da quel 4-5% di persone gestite in pronto soccorso per alcuni giorni e poi dimessi. Ricoveri fantasma ma in realtà concreti come bisogno, che scompaiono dalla realtà dei dati e pesano sugli organici già in affaticamento dei pronto soccorso".

Tra i problemi da considerare i nuovi standard ospedalieri. "Sarebbe necessario verificare - conclude Magnanti - se i posti letto per acuti attuali sono davvero sufficienti. Personalmente non mi sono chiari i criteri che hanno portato a stabilire 3 posti letto per mille abitanti. E' una delle proporzioni più basse del mondo. La Germania sta a 7 posti letto, la Francia a 5. Perché siamo arrivati a questo? C'è stato forse uno sviluppo del territorio che ha consentito l'abbassamento? In realtà temo però che si sia trattato solo di ragionamento di tipo economico, perché era necessario tagliare in sanità. E che quindi non sia stata l'assistenza la priorità".

"Il sistema ancora regge, ma servono interventi urgenti. Altrimenti tagli, mancate riforme del territorio e precarizzazioni del personale porteranno al default dei servizi di emergenza-urgenza". A denunciarlo è la Fimeuc, la Federazione Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi che, a 25 dall'istituzione del Sistema del 118, ha redatto un manifesto per fa luce su criticità e proposte. Nel 2013, con Pronto Soccorso presenti nell'81,6% degli ospedali, si sono registrati circa 3,4 accessi al PS ogni 10 abitanti, per un totale di 20,5 milioni accessi. Di questi, solo il 14,7% è stato seguito da ricovero (in costante riduzione) grazie al lavoro svolto dai medici dell'emergenza.

A venticinque anni dalla sua istituzione, spiega la sigla che raccoglie otto tra società scientifiche e organizzazioni sindacali e conta complessivamente 9000 iscritti (Simeu, Simeup, Comes, Smi, Spes, Cimo, Anaao, Acemc), il Sistema di emergenza-urgenza "ha migliorato la qualità dell'assistenza" ed è il settore della Sanità che più di ogni altro "si è fatto carico dei più vulnerabili come anziani, poveri e migranti". Ma "deve oggi fare i conti sia con la trasformazione dei bisogni della popolazione", "sia con le compatibilità economiche che, a partire dal 2004, hanno imposto al Ssn cospicui tagli". Di qui il Manifesto presentato nel corso di un convegno in Senato. Tra le proposte, istituire in ogni Regione una Rete Pediatrica dell'Emergenza Urgenza e rivedere gli standard di personale del settore.

Fondamentale poi, sottolinea la presidente Fimeuc Giovanna Esposito, "istituire un dipartimento dell'emergenza monospecialistico che integri le attività territoriali e ospedaliere operando sulla base di ampi bacini d'utenza". Al contempo bisogna, aggiunge la segretaria Fimeuc Fabiola Fini, "favorire la nascita della figura del medico unico dell'emergenza che abbia tutte le competenze cliniche e le garanzie contrattuali per operare al meglio".

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