La riforma Gelli - a cura di Gabriele Pelissero

AIOP | AIOP | 03/04/2017 16:46

Il ddl Gelli definitivamente approvato. Fra (poche) luci e (molte) ombre.

La definitiva approvazione del Ddl Gelli pone la parola fine (ma non conclude) una vicenda che ha ormai molti anni alle spalle. L’idea di fondo, sviluppata con grande riservatezza in ambito governativo, affiora in una prima proposta nella seconda metà del 2015, con la dichiarata ambizione di affrontare in modo organico il problema del grande, e crescente, contenzioso penale e civile che minaccia di soffocare la sanità con un crescendo di spese e di accuse che sembra inarrestabile. I soggetti interessati a questo confronto sono sostanzialmente tre. I pazienti, che chiedono diritti di difesa e risarcimenti sempre più rilevanti, ma che non di rado si lasciano attrarre da una legislazione e una prassi giurisprudenziale sempre più favorevole per trarre vantaggi economici, spesso senza neanche dover dimostrare di aver patito un danno ingiusto. I medici, e con essi seppur marginalmente anche altri operatori sanitari, sempre più spesso chiamati in giudizio senza solide ragioni, ma costretti a costi assicurativi troppo elevati e a stress professionali rilevanti. Che dire di fronte ad uno studio delle Associazioni professionali dei chirurghi, che calcola che uno su due avrà sicuramente almeno una causa durante la sua vita professionale? Il sistema sanitario, le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private, gravate da costi crescenti e spropositati per tutelarsi almeno in parte con un eccesso di esami e controlli, e preda di un meccanismo risarcitorio che finisce sempre più per risarcire la causa legale e non il danno.

L’essenza della legge Gelli, consiste, a nostro avviso, nell’affrontare con determinazione il problema della responsabilità civile e penale dei medici, e degli altri operatori sanitari, riducendo l’ambito del penale in termini molto più netti, e definendo la responsabilità civile del medico, come extracontrattuale. Il che significa ben migliori tutele per il medico, perché in questo modo chi si lamenta ha il dovere di dimostrare il danno e la colpa del professionista, capovolgendo una consolidata visione che vedeva in capo al professionista l’onere di dimostrare di avere ben agito. Cosa questa molto più difficile e onerosa. In più, l’introduzione del principio secondo cui il professionista che ha rispettato le linee guida risponde in sede penale soltanto in caso di comportamento negligente o imprudente e non più in caso di imperizia, attenua la responsabilità penale del medico aprendo una prospettiva di più corretti rapporti fra le parti.

Tutto bene dunque? No, perché la responsabilità contrattuale, quella cioè che rende il medico e la struttura sanitaria molto fragile di fronte ad aggressioni anche opportunistiche, rimane pienamente operante nei confronti della sola struttura, pubblica o privata, che resta così il pagatore praticamente unico sia in caso di vera colpa (e in qualche caso per questo potrà avvalersi in parte sul professionista) sia in caso di aggressione opportunistica, il che rappresenta ormai purtroppo la condizione più frequente. E spostare l’onere risarcitorio, anche nei casi impropri, sulla struttura significa, in ultima analisi, sottrarre risorse alle cure, cioè far gravare tutto ciò sulla collettività.

Di fronte a questo impianto fin dal 2015 AIOP si è fortemente attivata, a partire dalla lettera inviata il 19/9/2015 alle massime autorità politiche e poi con innumerevoli incontri del Presidente con moltissimi parlamentari, con audizioni in Senato, con partecipazione a convegni e dibattiti. Voglio qui ringraziare i Componenti dell’Esecutivo e i tanti Soci che si sono impegnati in questo lungo confronto, ricordando anche lo sforzo organizzativo che ancora negli ultimi mesi di discussione parlamentare è stato messo in opera da AIOP Giovani Lazio, da AIOP Lazio e da AIOP Lombardia in collaborazione, a Milano, con Confindustria, Assolombarda, ANISAP, ARIS, ANASTE. Qualche risultato marginale è stato raggiunto, ma il testo finale non accoglie certo la nostra richiesta iniziale, quella formulata già il 19 settembre 2015, di attribuire una corretta responsabilità extracontrattuale anche alle strutture e non solo ai professionisti.

Abbiamo invece parato molti attacchi sulla possibilità di autoassicurazione, che dovrà però essere ancora difesa nei decreti attuativi. Ed è oggi la fase di attuazione della legge che ci deve vedere ancora più impegnati. Molti adempimenti, di grande rilievo, sono attesi a partire dalla regolamentazione delle assicurazioni e delle autoassicurazioni, alla adozione di tabelle per il calcolo di indennizzi che si spera più equi, allineandoli a quelli già in uso per danni diversi da quelli sanitari, e poi la stesura e la formalizzazione delle linee guida, che si spera siano anche occasione di promozione di qualità diffusa. Su tutto questo, AIOP dovrà essere presente con rinnovata capacità di confronto con il governo, il parlamento e le altre rappresentanze di interessi. Così come dovrà affrontare un impegno che interesserà tutti gli associati, rappresentato dalla implementazione nelle aziende di modelli efficaci di risk management. Tutte sfide che, ancora una volta, ci troveranno insieme impegnati sotto la bandiera di AIOP.

 

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