Ex specializzandi, 11 milioni ai medici palermitani

Professione | Redazione DottNet | 03/04/2017 19:26

Oltre 200 camici bianchi siciliani vedono restituirsi dallo Stato le somme negate durante la Scuola di Specializzazione tra il 1978 ed il 2006

 

La città di Palermo protagonista della giornata in cui il diritto prevale sulla profonda ingiustizia subita da migliaia di medici italiani. Proprio oggi arriva in Sicilia un maxi-rimborso di oltre 11 milioni di euro per quei camici bianchi a cui durante la scuola di specializzazione, frequentata tra il 1978 ed il 2006, lo Stato aveva negato il corretto trattamento economico. Di particolare rilievo che la consegna materiale degli assegni di rimborso avvenga nella sede dell’OMCeO di Palermo, alla presenza del Presidente Salvatore Amato, da tempo molto sensibile al tema e vicino ai medici danneggiati sia nel suo ruolo istituzionale che come siciliano sempre attento alle problematiche della sua Regione.

«Governo e Parlamento si diano una bella smossa – così il Presidente dell’OMCeO Palermo, Salvatore Amato –. Oggi qui grazie a Consulcesi è stato riconosciuto il diritto previsto dalle leggi europee. Questo è avvenuto per la perseveranza dei legali che hanno assistito i colleghi medici, ma tanti altri sono rimasti fuori dai rimborsi dovuti. Per questo motivo, io che rappresento una istituzione come l’Ordine dei Medici, mi rivolgo, con un appello, all’Esecutivo e al Legislatore affinché si attivino per trovare una rapida soluzione a tutela di tanti professionisti finora esclusi».

Supportati attraverso le azioni collettive lanciate da Consulcesi Group, realtà leader nella tutela dei diritti dei professionisti della sanità, 307 medici ricevono quelle somme a cui erano stati costretti a rinunciare durante il percorso di specializzazione. Si tratta in prevalenza di ex specializzandi di Palermo e delle altre province siciliane che - insieme ad altri colleghi di altre regioni italiane - hanno visto riconoscere la violazione delle direttive comunitarie in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) attraverso recenti sentenze, che confermano l’ormai netto orientamento della giurisprudenza a favore dei ricorrenti.

Sono anni che il team legale di Consulcesi ottiene vittorie per gli ex specializzandi, in favore dei quali ha già fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro. Si tratta di una cifra destinata a crescere in breve tempo visto che sono attese nuove pronunce dai Tribunali: secondo le stime, lo Stato rischia un esborso complessivo superiore ai 5 miliardi di euro. Per questo motivo, da tempo, si richiama l’attenzione delle istituzioni alla ricerca di una soluzione politica, che sembrava potesse essere quella proposta al Senato attraverso l’accordo transattivo previsto dal Ddl 2400. Il provvedimento, però, rischia di arenarsi in Commissione Bilancio dove è arrivato con il parere favorevole, ma con osservazioni, della Commissione Sanità. Le modifiche proposte al testo iniziale potrebbero, dunque, far allungare i tempi e questo mette a rischio il diritto di migliaia di medici specialisti vista l’imminente scadenza dei termini prescrittivi, che scadono nei prossimi mesi.

Sebbene i legali Consulcesi ritengano che in assenza di una norma attuativa, secondo i principi stabiliti dalla Cassazione, i termini di prescrizione non inizino a decorrere, invitano i medici specialisti a tutelarsi per far valere il diritto al rimborso, già riconosciuto a migliaia di medici. Per farlo è possibile seguire due strade: avviare l’azione legale, aderendo alla prossima ed imminente azione collettiva, oppure produrre un atto interruttivo, ovvero una diffida, nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri competenti. Per l’atto interruttivo è necessario, comunque, attivarsi entro il 20 ottobre a causa dei tempi tecnici della presentazione dell’istanza.

«Invitiamo i medici che non lo avessero ancora fatto a non perdere il diritto riconosciuto ormai dai Tribunali di tutta Italia con numerose sentenze e rimborsi in favore dei ricorrenti – afferma Andrea Tortorella, Amministratore Delegato di Consulcesi –. Considerando, appunto, la ravvicinata scadenza della prescrizione ed il protrarsi dei tempi legati al Ddl 2400, sarebbe una beffa rimanere fuori e non ottenere il rimborso come migliaia di colleghi. La prossima azione collettiva è imminente: c’è tempo fino al 15 di aprile.

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