Pillola telecamera nell'esofago per diagnosi soft ai polmoni

Redazione DottNet | 03/02/2009 11:30

Gli pneumologi hanno una nuova arma per indagare lo stato di salute dei polmoni. E' la pillola telecamera, vecchia conoscenza dei gastroenterologi, che attraverso l'esofago permette anche ai camici bianchi di esplorare il mediastino (lo spazio della cavità toracica fra i due polmoni). Pionieri di una tecnica ancora inedita in Italia sono i medici dell'Unità operativa di Pneumologia interventistica di Forlì.

Il centro di riferimento per le malattie polmonari diretto da Venerino Poletti ha aggiunto al suo patrimonio tecnologico, che già annovera un ecografo endobronchiale lineare donato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, un endoscopio hi-tech che permette di effettuare diagnosi 'soft' risparmiando al paziente interventi chirurgici a scopo diagnostico come la mediastinoscopia.
Non solo: l'ecoendoscopia, con la sua panoramica sul mediastino, è in grado di individuare la presenza di un tumore in quell'area e di guidare i camici bianchi al percorso terapeutico più appropriato. "I vantaggi? Nei due terzi dei casi si evitano interventi chirurgici poco utili ai fini terapeutici, per pazienti che andrebbero prima trattati con la chemioterapia", ha spiegato Poletti che è anche responsabile di un Gruppo di ricerca dell'European Respiratory Society. La pillola telecamera, aggiunge, "ha oggi due autostrade da percorrere per esplorare il mediastino e ci offre due punti di vista per rendere le nostre diagnosi sempre più precise. Non solo la via tracheobronchiale, già battuta dagli pneumologi, ma anche quella esofagea". Vecchi ingredienti per una nuova ricetta che, ha proseguito Poletti, benché non mandi in pensione esami come la Tac, "ci aiuta a risparmiare ad alcuni pazienti bagni di radiazioni e fastidiosi effetti collaterali". L'esperto non esclude che in futuro la pillola telecamera possa sostituire i raggi X, ma per il momento, precisa, "è uno strumento che completa il quadro delle opzioni diagnostiche disponibili". L'ecoendoscopio utilizza "innocui ultrasuoni emessi da trasduttori, mentre un processore integra le onde sonore riflesse dai tessuti (echi) per generare un'immagine bidimensionale".
 

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