Paracetamolo, un nuovo ruolo nella lotta al dolore

Farmaci | Redazione DottNet | 05/04/2017 17:19

Nuovi aggiornamenti in tema di terapia del dolore presentati nel corso del Congresso Internazionale SIMPAR-ISURA, che ha visto 1200 specialisti e medici confrontarsi sul futuro della ricerca contro il dolore

Lotta al dolore e futuro della ricerca: questi i temi affrontati al Congresso internazionale SIMPAR-ISURA, organizzato e presieduto dal Professor Massimo Allegri,  dell’Università di Parma, tenutosi a Firenze la scorsa settimana, e che ha coinvolto 1200 Medici e Ricercatori. Tra i temi di interesse, un approfondimento sul ruolo del paracetamolo nel trattamento dei pazienti con dolore, a cura di Christopher Gharibo, Professore di Anestesiologia della New York University School of Medicine.

«Penso che quella della combinazione del paracetamolo con altri farmaci sia un’area di interesse clinico. Il paracetamolo può, infatti, avere un ruolo per favorire un'efficacia sinergica in associazione ad altri principi attivi nel trattamento del dolore» spiega Christopher Gharibo, che ha presentato la sua relazione – dal titolo “Un vecchio farmaco per nuove strategie”- nel corso di una sessione dedicata all’approfondimento specifico dei meccanismi che trasformano il dolore da acuto, cioè occasionale, a cronico, quindi malattia.

Il dolore  cronico rappresenta un’“epidemia silenziosa” che colpisce il 20% degli italiani, con associati altissimi costi sociali ed economici.

«Quando parliamo di dolore, oltre al fattore umano, che ovviamente è centrale, dobbiamo prendere in considerazione anche l’impatto sociale ed economico – spiega infatti Guido Fanelli, Professore Ordinario di Rianimazione e Anestesiologia  dell’Università degli Studi di Parma – Il dolore cronico in Italia costa circa 3,2 miliari di euro all'anno. In Europa i costi del dolore rappresentano il 2,3% del PIL».

Il problema più ricorrente in fatto di malattie croniche è l'osteoartrosi, che coinvolge più di 4 milioni di italiani, e che costa 3,5 miliardi di euro all'anno, tra costi diretti e indiretti. Il 70% dei problemi osteoartrosici è legato alla lombalgia. Poi ci sono la cefalea, che affligge 2 milioni di italiani, e i dolori neuropatici periferici, come nel paziente diabetico.

Diventa quindi fondamentale identificare i meccanismi che generano il dolore e utilizzare i farmaci più appropriati per poterlo controllare. I meccanismi che generano tale dolore sono molteplici e quindi è spesso necessario utilizzare più farmaci per controllare in modo sinergico diversi meccanismi ottenendo meno effetti collaterali.

Durante il Congresso SIMPAR-ISURA, che in base ai contenuti trattati, alla presenza degli Opinion Leader più importanti, a livello italiano ed internazionale, ed alla presenza di 1.200 iscritti è sicuramente diventato la più grande manifestazione europea sul dolore, si è discusso proprio di come sia necessario indagare ulteriormente i meccanismi con cui il paracetamolo esplica la sua azione durante terapie polimodali, in modo da ulteriormente migliorare la terapia del dolore cronico.

«Il paracetamolo può rappresentare un’opportunità terapeutica se associato ad altre terapia nel trattamento del dolore – spiega infatti Christopher Gharibo - Infatti, agendo su più meccanismi a livello centrale, presenta interessanti effetti sinergici con la terapia oppioide. Penso che quella della combinazione del paracetamolo con altri farmaci sia un’area di interesse, e credo che in tale ambito di azione co-analgesica avrà un ruolo nell’ottenere un'efficacia sinergica».

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