Troppi certificati di malattia: medico dovrà risarcire 50mila euro

Professione | Redazione DottNet | 11/04/2017 20:57

La condanna è arrivata dalla Corte dei Conti: danno erariale per il professionista e il dipendente

Redigeva certificati di malattia a getto continuo un medico  cesenate di 55 anni. Tutti a beneficio di un suo assistito dipendente di un’amministrazione pubblica. Sei mesi di  assenza  dal lavoro a causa di un’artrosi lombare e cervicale nell’arco di un anno e mezzo: troppi e ingiustificati secondo la procura generale della Corte dei conti che ora chiede al medico e al paziente il risarcimento del danno erariale per 50mila euro.
 
I due cesenati sono comparsi nei giorni scorsi davanti alla Corte dei Conti di Bologna per rispondere della vicenda. Nel periodo che va da tutto il 2013 a parte del 2014, il professionista ha rilasciato al proprio assistito (si tratta di un pubblico funzionario sessantenne) alcuni certificati medici prescrivendo lunghi periodi di malattia e quindi permettendo al paziente di assentarsi dal lavoro. Si trattava di diversi certificati: prima 10 giorni, poi 20, poi 30 fino alla durata complessiva di 180 giorni. La ‘malattia’ indicata nel certificato medico era ‘un’artrosi lombare e cervicale’ che impediva al paziente di recarsi al lavoro. 
 
Il funzionario dell’ente pubblico ha ricevuto regolarmente lo stipendio dall’ente presso cui era impiegato ma, nel settembre del 2016 ha avuto un’amara sorpresa. Sia lui, sia il medico di base ricevono un atto di citazione con il quale si intima loro il risarcimento alla  pubblica amministrazione  di un danno erariale di oltre 50mila euro, corrispondenti agli importi complessivi pagati dalla pubblica amministrazione per il periodo di malattia. In buona sostanza lo Stato rivuole indietro lo stipendio totale percepito dal dipendente più i contributi versati per tutto il periodo in cui si è assentato dal lavoro.


La sua pretesa è fondata sulla presunta colpa del medico per aver rilasciato certificati di malattia per un periodo troppo lungo rispetto alla patologia reale del paziente: per un ‘mal di schiena’ 180 giorni sono troppi. Non si tratterebbe dunque di una mera accusa di assenteismo ma di una prescrizione eccessiva relativamente alla effettiva entità del problema fisico del dipendente pubblico. 
 
La tesi accusatoria è stata contrastata nettamente dalla difesa del medico che ha evidenziato che il professionista avrebbe «rilasciato i certificati con la discrezionale considerazione che gli esami clinici del paziente nonché quelli strumentali consentivano, secondo scienza e coscienza, di esprimere una prognosi corretta».
 
L’udienza di discussione davanti alla Corte dei Conti di Bologna è iniziata nei giorni scorsi e il funzionario e il medico hanno ripercorso la vicenda  giustificando  il loro comportamento. Per il dipendente pubblico l’impedimento fisico a recarsi al lavoro era effettivo; per il medico curante concedere i periodi di convalescenza era evidentemente un ‘dovere’ fondato. La pubblica amministrazione era rappresentata dal procuratore generale presso la Corte dei Conti che ha insistito nella domanda di condanna di entrambi i convenuti per complessivi 50mila euro. 
 
La richiesta di condanna a risarcire il danno dell’erario è stata ‘direttamente’ nei confronti del funzionario e per ‘responsabilità sussidiaria’ nei confronti del medico (cioè se non paga il primo deve pagare il secondo). Al termine dell’udienza la Corte si è riservata la decisione che verrà depositata in cancelleria entro il termine di 60 giorni.

 

 

 

Fonte: quotidiano.net

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