Vaccini, appello per prepararsi a nuove epidemie emergenti

Farmaci | Redazione DottNet | 13/04/2017 19:13

Rappuoli, un aiuto arriverà dalla biologia sintetica. E alla Camera è scontro sulla conferenza anti vaccini

Dalla Sars a Zika, fino a Ebola e ai virus dell'influenza che potrebbero scatenare nuove pandemie: la comparsa di nuove minacce internazionali per la salute ha ormai accelerato il passo, ogni anno emerge una nuova epidemia e la nuova sfida è imparare a reagire tempestivamente. "Serve un approccio proattivo", ha detto il pioniere della ricerca sui vaccini, Rino Rappuoli, chief scientist della GSK Vaccini e principale autore dell'articolo pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, con David Bloom dell'università di Harvard e con Steven Black, del Centro per la salute globale dell'ospedale di Cincinnati.

"Negli ultimi tempi abbiamo assistito alla comparsa di infezioni come la Sars e la pandemia di influenza, poi Ebola e Zika: ogni anno c'è nuova emergenza e il trend è destinato a proseguire. La prima domanda da porsi - ha osservato Rappuoli - è perchè succeda questo". Una prima risposta è nella crescita della popolazione mondiale: "nemmeno un secolo fa era inferiore a due miliardi e si prevede che nel 2022 possa raggiungere otto miliardi di abitanti: la conseguenza di questa impennata della popolazione - ha rilevato Rappuoli - è che persona è un potenziale incubatore di nuovi microrganismi, che evolvono più velocemente".

Un altro fattore di accelerazione delle epidemie sono i viaggi intercontinentali, insieme all'urbanizzazione: "ormai il mondo si concentra nelle metropoli, soprattutto in Asia e in Africa, e questo cambia completamente il modo in cui i microrganismi circolano e vengono controllati", ha osservato Rappuoli. Non è un caso, ha aggiunto, che passando dai villaggi alle grandi città il virus Ebola abbia avuto un'evoluzione inaspettata. La quarta ragione è il clima, con riscaldamento globale che porta i vettori di molte malattie sempre più vicine a Europa e Nord America. Per tutte queste ragioni "le epidemie saranno più frequenti, quindi dobbiamo essere pronti. Finora - ha rilevato Rappuoli - non lo siamo stati".

La risposta dei governi, ha proseguito, consiste soprattutto nello stanziare fondi per preparare i vaccini, ma "in nessuna occasione siamo stati in grado di avere contromisure prima della fine del picco di un'epidemia". Finita un'epidemia, si dimentica e "non impariamo nulla per prevenire la prossima". Ci vuole innanzitutto un atteggiamento proattivo. Una soluzione è realizzare piattaforme per i vaccini, basate sul geni sintetici, ossia geni progettati al computer. Questo permetterebbe di accelerare moltissimo i tempi necessari per ottenere un vaccino perchè, ha spiegato Rappuoli, "la piattaforma è pronta, basta introdurre gene adatto a contrastare la malattia". E' anche possibile avere a disposizione 20 o 30 di queste piattaforma, contro altrettante malattie emergenti: "abbiamo la soluzione tecnica, il problema è chi investe in questo campo". Per questo, secondo Rappuoli, serve "un'iniziativa internazionale", una "governance globale che metta in rete tutti i ricercatori impegnati in questo campo".

 "Non siamo antivaccini" ma "chiediamo più controlli e studi sugli effetti". Ci tiene a sottolinearlo il deputato Mdp Adriano Zaccagnini, promotore del contestato incontro "Libertà di scelta per vaccinarsi in sicurezza", che si è svolto alla Camera dei deputati. Ma i medici ribadiscono il loro no a "sparate propagandistiche" e a campagne portate avanti solo per "avere visibilità". Mentre il responsabile sanità del Pd Federico Gelli annuncia: "siamo al lavoro su una legge nazionale che renda obbligatorie le vaccinazioni per le iscrizioni a scuola".


    "Portiamo in un dibattito inquinato una posizione politica nuova e intermedia tra gli antivaccinisti e chi è per l'obbligo vaccinale: siamo per la libertà di scelta e l'uso consapevole", spiega Zaccagnini. I vaccini "sono un traguardo della scienza, ma vanno usati con consapevolezza e dopo gli accertamenti necessari", sottolinea il deputato tacciato di essere antivaccinista, che si dice però pronto a querelare "chi continuerà ad etichettarmi così". "Negli Stati Uniti la vaccinovigilanza è fatta in modo serio da tre enti che incrociano i dati, vorremmo che si facesse così anche in Italia". Così come servono "progetti per formare i pediatri a fare una anamnesi personalizzata" perché, per conoscere la risposta del singolo individuo al vaccino, "sono necessarie analisi che il medico deve saper prescrivere".


    La polemica però non si placa. "Dispiace che, per la visibilità di un momento si giochi con le paure della gente e con la salute di tutti", commenta la Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo). Dura anche la Società Italiana di Medicina Generale(SIMG): "Possiamo benissimo fare a meno delle sparate propagandistiche di alcuni politici - sottolinea il presidente Claudio Cricelli - ma non faremo mai a meno dei vaccini". Mentre a definire "semplicemente irresponsabile" il deputato ex M5s è Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna che si dice "orgoglioso di avere introdotto le vaccinazioni obbligatorie nei nidi". A fare da cassa di risonanza all'incontro anche le distanze prese dal gruppo di Movimento Democratico e Progressista dall'iniziativa. In particolare le critiche arrivate da Enrico Rossi, presidente della Toscana, regione in cui è stato da poco introdotto l'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola e alla materna. "Mi auguro che in Mdp ci sia l'onestà intellettuale di affrontare il tema seriamente e non secondo le convenienze comunicative", conclude Zaccagnini, e che "riusciremo a costruire una posizione condivisa col gruppo".

 

Fonte: ansa

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