Piano Zingaretti: no dagli ospedalieri, è propaganda

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 14/04/2017 11:17

Stop ai servizi estesi fino alle 22 e nei festivi organizzati negli ospedali del Lazio. Pronti i ricorsi

I medici ospedalieri escono dal riservo e sparano a zero contro il decreto Zingaretti per il governo delle liste di attesa, bollato come pura propaganda, e contro le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto un testo “pieno di scoop populisti”.


Casus belli le misure contenimento dell’attività di intramoenia previste dal piano, un affare che vale circa 100 milioni l’anno. Tanto infatti fattura nel solo Lazio l’attività privata svolta dai medici dipendenti all’interno delle strutture pubbliche ed in base a tariffe concordate con le singole aziende. Introdotta dalla riforma Bindi per favorire l’attività professionale dei medici e nello stesso tempo permettere al cittadino di farsi visitare dal “luminare” di turno, negli anni  è diventata una “deviazione”  in base alla quale chi ha più soldi si cura prima e meglio alimentando disuguaglianze e liste di attesa interminabili nel percorso ordinario.

Il piano del presidente della Regione Lazio punta a correggere questa distorsione ed a riportare questa attività entro i limiti ministeriali previsti dalla legge. "Come tutti sanno e non si comprende come i politici regionali non vogliano ancora capirlo, - commenta Guido Coen Tirelli, Segretario Anaao Assomed Lazio - le cause delle Liste d'Attesa non sono da ricercare nell'Attività Libero Professionale Intra Moenia, in quanto questo Istituto viene esercitato al di fuori dell'orario dedicato all'attività istituzionale e, quindi, con essa non può confliggere. Si potrebbe ipotizzare, quindi, che l'enfasi data, nel Decreto e nei media, alla possibile interruzione dell'ALPI in caso di non rispetto dei limiti stabiliti nelle Liste d'Attesa, risponda piuttosto all'esigenza, da parte della Regione, di una "captatio benevolentiae" nei confronti di alcuni Sindacati Confederali che da sempre, in maniera miope e grezza, si battono per l'abolizione dell'ALPI”. L’accusa  è rivolta a Cgil Cisl e Uil che hanno sottoscritto l’accordo regionale ma anche ai sindacati dei medici di medicina generale che ne hanno condiviso l’impianto.


“Non ci sembra, inoltre, ipotizzabile dice l’Anaoo Assomed - "l'apertura dei servizi estesa fino alle 22,00 e nei giorni di sabato e domenica", tenuto conto che, già attualmente, tutte le Aziende Sanitarie del Lazio sono fuori norma per quanto riguarda il rispetto della normativa europea sull'orario di lavoro ed a tale proposito l'Anaao Assomed si riserva azioni sindacali e di adire le vie legali nei confronti della Regione Lazio e della Aziende Sanitarie inadempienti”. La causa del problema liste di attesa "vergogna del Sistema Sanitario Regionale", cioè le Liste d'Attesa fuori controllo (le Liste d'Attesa, di per se, sono "ineliminabili", come ha recentemente affermato lo stesso sub-commissario Arch. Bissoni), sono da ricercare, secondo i medici ospedaliere, nella incapacità politica e ideativa della Regione Lazio, nella confusione gestionale ed organizzativa delle Aziende Sanitarie del Lazio e nei molteplici nonché onerosi, per le tasche dei contribuenti, accordi intercorsi tra la Regione Lazio, nelle sue varie colorazioni politiche, ed i Medici di Medicina Generale, che non hanno sortito alcun risultato sulle Liste d'Attesa né, tanto meno, vantaggi per i cittadini”.

I medici ospedalieri non ci stanno ad essere dati “in pasto all'opinione pubblica” nel far intendere che siano loro  i veri responsabili delle Liste d'Attesa, e questo non è un buon viatico per l'attuazione del Decreto. Nessuna norma – dicono - è plausibile senza il coinvolgimento dei Medici Dirigenti del SSR e lanciano la sfida “se poi si pensa che "alcuni" Medici Dirigenti possano artatamente incrementare le Liste d'Attesa a proprio torna conto, questo diventa interesse della Magistratura e materia disciplinare, senza ricorrere al goffo tentativo di penalizzare tutta una categoria di professionisti che della Sanità pubblica hanno fatto la ragione del proprio essere. L'Anaao Assomed, non sbatte la porta dialogo e attende una chiamata dalla Regione  che forse sarebbe stato meglio ci fosse stata prima della conferenza stampa sfilata con cui è stato presentato il piano cosi già zoppicante.

 

fonte: affari italiani, anaao

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