I Lea ancora un sogno per 18 regioni su 20

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/04/2017 19:24

Pubblicati in Gu un mese fa, sono stati recepiti solo in Veneto ed Emilia Romagna

Fecondazione assistita, cure per l'endometriosi, nuovi vaccini, trattamenti per l'autismo, ausili informatici per persone con gravi disabilità: queste e tantissime altre nuove prestazioni gratuite inserite nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sono ancora un miraggio in 18 regioni su 20. A un mese dalla pubblicazione in Gazzetta, infatti, ad aver recepito i nuovi Lea sono state finora solo il Veneto e l'Emilia Romagna. Atteso da oltre 15 anni e approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio scorso, il decreto che aggiorna la lista delle cure considerate "essenziali", e quindi tali da dover essere garantite a tutti gli italiani, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo, una "data storica", secondo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Ma per trasferire realmente sul territorio le novità introdotte a livello nazionale, il decreto va recepito in ogni Regione con una specifica delibera di Giunta. E questo fa sì che, per la stragrande maggioranza degli italiani, i nuovi Lea siano ancora lontani dall'essere applicabili. La prima a tradurli in pratica è stata la Regione Emilia-Romagna, il 28 marzo 2017. Circa 10 giorni dopo è stata la volta del Veneto, dove la delibera di recepimento è stata approvata il 7 aprile. Di fatto, si tratta di due regioni che si distinguono per qualità ed efficienza della sanità pubblica, come dimostrano i primi posti da anni guadagnati nel monitoraggio dell'erogazione delle prestazioni sanitarie essenziali effettuato dal Ministero della Salute.

Prestazioni che, invece, secondo i risultati 2015, non raggiungono la soglia minima delle cure garantite in Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Campania. "Siamo orgogliosi di essere stati i primi a partire - commenta l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. Un risultato che abbiamo ottenuto perché in Emilia-Romagna abbiamo un altissimo livello di competenze, strutture e tecnologie, ma anche perché ci siamo mossi subito e bene dal punto di vista organizzativo. Non era scontato riuscire a farlo così velocemente". "Bene Veneto ed Emilia Romagna - commenta Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato Cittadinanzattiva - perché si pongono il problema di come fare arrivare nuove cure ai cittadini e perché stanno programmando economicamente come rendere possibile questa innovazione. Male le altre perché vuol dire che potrebbe trascorrere ancora molto tempo prima che i cittadini tocchino le novità con mano. Chiediamo un intervento deciso da parte del Ministero e del Governo", aggiunge, "evitando così l'approfondirsi di diversità regionali che già caratterizzano il nostro sistema sanitario".

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