Infermiera fingeva di vaccinare. Infuria la polemica su Report

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 19/04/2017 20:55

Critiche dal board sui vaccini, è scontro politico

Fingeva di sottoporre i bambini alle vaccinazioni, registrava la prestazione, e buttava via le fiale non utilizzate. Il sospetto è venuto alle sue stesse colleghe infermiere, perché molti dei piccoli non versavano una lacrima durante le iniezioni (che in effetti erano finte). Nel pieno della polemica sui vaccini in Italia, arriva da Treviso una vicenda surreale. Ai dirigenti dell'Asl che l'hanno sentita nell'indagine interna, l'infermiera, già trasferita ad altro incarico, ha preferito (forse per strategia difensiva) non dare alcuna spiegazione. L'Asl 2 trevigiana ha ottenuto elementi sufficienti per ritenere che la donna "non abbia eseguito tutte le vaccinazioni che doveva fare", e ha avviato una campagna di richiamo.

Sono stati contattati per lettera tutti i pazienti che potrebbero essere senza protezione: 500 persone, tra adulti e bambini. "E' un fatto talmente increscioso che ha dell'incredibile - ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin -. Ritengo che sia stato fatto un danno enorme a questi bambini, che adesso dovranno fare i vaccini, e che comunque sono stati sottoposti a rischio". I primi sospetti per quelle vaccinazioni senza pianti erano sorti nel giugno 2016. La donna era giunta da poco a Treviso. La direzione dell'azienda sanitaria era stata avvisata dagli operatori dell'ambulatorio e aveva denunciato il fatto ai Carabinieri del Nas e alla Procura. L'infermiera aveva vaccinato solo per tre mesi, poi era stata trasferita ad altro incarico. Nei primi giorni dello scorso marzo, il gip del Tribunale di Treviso, su richiesta del Pm, aveva archiviato il caso, "in assenza di ulteriori elementi a carico".

L'azienda sanitaria a quel punto ha avviato le proprie indagini, e ha richiamato per accertamenti sierologici alcuni pazienti campione. E' emerso che molti dei bambini vaccinati dall'infermiera non avevano sviluppato gli anticorpi. E' partita così una nuova denuncia alla procura. L'Asl ha contattato tutti i pazienti interessati, per completare la profilassi. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha chiesto che, se saranno accertate le responsabilità, vi sia "tolleranza zero". "Faremo tutte le valutazioni e gli approfonditi accertamenti - ha detto il direttore generale dell'Asl, Francesco Benazzi - e arriveremo ad applicare una sanzione che potrebbe anche essere, come limite estremo, il licenziamento". Il Procuratore di Treviso, Michele Dalla Costa, ha spiegato che sarà verificata la consistenza dei nuovi indizi trasmessi dalle autorità sanitarie.

Ancora forte la polemica dopo la puntata di Report del 17 aprile sulla vaccinazione anti-HPV  "Indignazione" del Board del Calendario della Vita, il gruppo di associazioni mediche che vedono pediatri e igienisti: "I 23 minuti di trasmissione sul vaccino contro il papilloma virus sono stati terrorizzanti per qualunque genitore pronto a sottoporre i figli ad una misura di prevenzione fondamentale per la loro salute futura". Secondo il Board, il servizio, incentrato sulla necessità di maggiore trasparenza e efficacia dei sistemi di segnalazione degli eventi avversi ai vaccini, "in realtà ha promosso la disinformazione e la sfiducia in tutte le istituzioni preposte alla salute collettiva, non soltanto italiane (Ministero della Salute, AIFA, Regioni), ma anche europee, facendo figurare l'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) come un insieme di persone di dubbia trasparenza che ricevono finanziamenti dall'industria farmaceutica, la quale non avrebbe altro scopo se non fare profitto".

Nella nota, FIMMG, SItI, SIP, FIMP, SISMLA sottolineano che qualunque cittadino può segnalare autonomamente un evento avverso alle autorità di farmacovigilanza ed evidenzia come AIFA si stia adoperando in ogni modo per incrementare le segnalazioni.    Non solo, per tutto il servizio - contesta il Board - non si è potuta ascoltare la voce di ricercatori accreditati presso la comunità scientifica internazionale, mentre "è stato dato spazio a ricercatori di dubbio valore come Yoshua Shoenfeld, che ha teorizzato una sindrome autoimmune causata da vaccino di cui non è mai riuscito a provare l'esistenza, e ad una analista italiana, titolare di un laboratorio privato di analisi, che dichiara di fare ricerca su non meglio specificate 'nanopatologie', anch'esse mai documentate".

Alta tensione in casa Rai sul futuro di Report, dopo la bufera sulla puntata sul vaccino contro il papilloma virus. Le rassicurazioni della presidente Rai Monica Maggioni sulla prosecuzione del programma, in audizione in Commissione di Vigilanza, non bastano a fermare le richieste dei membri del cda di verifiche sulle responsabilità degli autori e sui risultati della trasmissione. "Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report", afferma la giornalista. Parole che non placano neanche la polemica politica, rinfocolata dalla presa di posizione del presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico. "Se sospendono Report - scrive su Facebook il capogruppo M5S alla Camera - gli italiani sospendano il pagamento del canone. Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile".

Una chiamata alle armi che, secondo il Pd, tradisce il ruolo istituzionale che riveste. I dem non mollano la presa sul programma, pur escludendo intenzioni liberticide. "Io non ho mai chiuso una trasmissione - afferma Matteo Renzi a Matrix -, non sto chiedendo di chiudere Report, ma di vaccinare i figli. M5S fa una polemica incomprensibile". E', però, evidente ormai che sul banco degli imputati insieme ai responsabili della storica trasmissione, ci sono i vertici Rai, a partire dal dg Antonio Campo Dall'Orto. Il manager ha chiesto al conduttore Sigfrido Ranucci chiarimenti sull'ultima puntata, come aveva fatto su quella precedente dedicata all'Unità, per verificare, anche in vista del cda di inizio maggio, la correttezza del lavoro svolto. Per questo il giornalista ha preparato la lista di esperti e istituzioni interpellate, ritenute tutte autorevoli, anche se qualcuno ha preferito non intervenire.

Tra questi ci sarebbe anche il virologo Roberto Burioni, che però su Facebook precisa di non essere stato contatto via mail, ma - come precisato dall'autrice dell'inchiesta Alessandra Borella - solo tramite il social network. Si dicono, invece, stupiti per non essere stati contattati i ginecologi italiani, riuniti nelle società Sigo, Aogoi e Agui. "È gravissimo - attacca inoltre Giuseppe Mele, presidente della Società Italiana Medici Pediatri - che una trasmissione televisiva, che dovrebbe essere al servizio dei cittadini, diffonda paure raccontando bugie". Dopo aver ricevuto le carte, il dg farà le sue valutazioni e le farà anche il cda. "Bisogna rendersi conto - precisa Maggioni - che quando si dicono alcune cose sul servizio pubblico c'è un effetto dirompente. Non sempre ci si ricorda quale è la forza delle cose che facciamo tutti i giorni. Questo è quello sui cui possiamo confrontarci". Il più critico tra i consiglieri è Guelfo Guelfi, sul piede di guerra già dopo la puntata sull'Unità e i presunti affari dei Pessina. "Non voglio sopprimere niente, ma neppure tenere in vita per forza. Voglio capire quali sono gli obiettivi che ci poniamo e se vengono centrati, io penso che se ne debba parlare", afferma, citando gli ascolti a suo parere non positivi di Report. Secondo l'altro consigliere Arturo Diaconale, invece, il tema è l'assenza di un responsabile della trasmissione, perché "chi realizza il programma non ha la qualifica di direttore" e "il capostruttura che controlla in genere non è giornalista".

Il tema è quello della copertura in caso di querela da parte dell'azienda, la cosiddetta manleva, che secondo esponenti di maggioranza e opposizione andrebbe rivista. "L'auspicio è che l'azienda dopo aver espresso il proprio sostegno al programma continui a garantire copertura legale allo stesso", chiedono i parlamentari 5stelle in Commissione di Vigilanza. Interviene nella polemica anche il direttore del TgLa7 Enrico Mentana. "Allora, in nome della coerenza - scrive su Fb -: quelli del Pd e dintorni che urlavano 'giù le mani da Orfeo' lo dicano anche per Report. E quelli del M5s che urlano 'giù le mani da Report' lo dicano anche per Orfeo. Se no fate ridere, difensori della libertà e censori a corrente alternata". "Ha ragione Mentana - commenta il deputato Pd Michele Anzaldi -. Vedremo se gli esponenti del Movimento 5 stelle lo apprezzeranno e seguiranno anche su questa posizione". "Se Report è scomodo perché tratta alcuni argomenti e c'è qualcuno che vuole chiuderlo, noi lo difendiamo - replica Fico -. Il Tg1 ha dei dati, come quelli sul referendum costituzionale, che evidenziano uno schiacciamento totale sul governo".

 

fonte: board calendario, ansa, ministero salute

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