Biotestamento, il medico può rifiutarsi di staccare la spina

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 20/04/2017 05:38

La Camera approva due articoli, ma è scontro su medici e ospedali religiosi

Stop alle cure se il paziente non le vuole più, ma il medico può rifiutarsi di 'staccare la spina' in base al principio della obiezione di coscienza. Un altro medico della stessa struttura dovrà intervenire per far rispettare le disposizioni del paziente. La Camera approva i primi due articoli della legge sul testamento biologico, il cuore del provvedimento, che introduce in Italia il divieto all'accanimento terapeutico e il riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia.

Mancano ancora una ottantina di votazioni, e oggi l'Aula riprenderà dagli emendamenti all'articolo 3. Ed è già polemica sulle prospettive che si potranno aprire in termini di obiezione di coscienza. L'articolo 1, passato con 326 voti a favore, regola il consenso informato del fine vita. Hanno votato contro Forza Italia e Alternativa popolare, a favore il Pd, M5S e Mdp. In base al testo 'il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico'. Inoltre, 'nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure'.

Nel testo resta un'altra norma dal forte impatto: le cliniche private, ed in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall'applicazione delle norme sul biotestamento "non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi". L'Aula della Camera infatti ha respinto a scrutinio segreto l'emendamento di cui era primo firmatario Gian Luigi Gigli volto ad evitare penalizzazioni "nei rapporti che legano" quelle strutture al Sistema sanitario nazionale.

Avanza così dopo anni di ostacoli il provvedimento dopo più di 10 anni dalla morte di Pier Giorgio Welby, oggi più volte citato in Aula, e il clamore degli italiani andati in Svizzera con Marco Cappato e Mina Welby, indagati oggi per istigazione al suicidio. La prima parte riguarda il consenso informato del paziente cosciente, e quindi capace di esprimere direttamente le proprie volontà sulle cure; la seconda parte le Dat, direttive anticipate di volontà. Fra i punti più delicati e discussi c'è quello che riguarda nutrizione e idratazione artificiali: le società scientifiche ritengono sia un atto medico mentre per i cattolici non andrebbe interrotto mai.

"Siamo favorevoli alla libertà di scelta del paziente ma alimentazione e idratazione sono azioni vitali non cure. Il medico non può essere un mero esecutore testamentario: questa è una legge ipocrita e confusa che apre del tutto a eutanasia e suicidio assistito", afferma Mara Carfagna, deputata di Forza Italia. "Paradossale che proprio a deputati cattolici sia stato affidato il compito umiliante di motivare il voto contrario del Pd al mio emendamento con cui veniva salvaguardata la libertà per le strutture sanitarie cattoliche di rispettare la propria Carta dei valori'' dice Gian Luigi Gigli (Ds-Cd). "L'articolo 2 del disegno di legge sulle Dat prevede che il consenso informato al trattamento sanitario per i minori sia 'espresso o rifiutato dagli esercenti della responsabilità genitoriale o dal tutore'. Consente dunque anche il rifiuto delle vaccinazioni'' e' invece la lettura che arriva da Raffaello Vignali, deputato di Alternativa Popolare.

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