Usare troppo il cellulare provoca il cancro, Inail condannata

Professione | Redazione DottNet | 20/04/2017 20:22

Sentenza del Tribunale di Ivrea, c'è nesso tra l'utilizzo e la malattia

Stare attaccati al cellulare per troppo tempo, e senza utilizzare precauzioni, provoca il tumore al cervello. O almeno questo è quello che è successo a Roberto Romeo, 57 anni, dipendente di una grande azienda italiana, a cui, nel 2010, è stato diagnosticato un neurinoma dell'acustico all'orecchio destro. Il danno oncologico è stato causato dalla prolungata esposizione lavorativa alle frequenze emesse dal telefonino: a stabilirlo è una sentenza di primo grado, del 30 marzo scorso, del Tribunale di Ivrea, che ha condannato l'Inail a corrispondergli una rendita vitalizia da malattia professionale.

Secondo quanto ricostruito nel ricorso, Romeo ha utilizzato per 15 anni, almeno quattro ore al giorno, quindi per oltre 12mila ore complessive, il cellulare: sempre senza auricolare, sempre all'orecchio destro. Questo gli ha causato gravi e irreversibili menomazioni. "Un verdetto storico, destinato a fare riflettere", spiegano gli avvocati dell'uomo, Stefano Bertone e Renato Ambrosio, che, durante il procedimento, hanno presentato una consulenza tecnica. "Le emissioni a Rf/Mo dei telefoni mobili dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l'uomo", scrive il professor Angelo Levis nella memoria presentata al giudice, dove richiama le conclusioni di numerosi autori tra cui Lennart Hardell e la sua squadra di collaboratori del dipartimento di oncologia dell'Università di Orebro, in Svezia.

"I risultati delle indagini - continua Levis - non lasciano dubbi circa l'esistenza di un rapporto causa effetto tra l'esposizione abituale per lungo tempo ai cellulari e il rischio, almeno raddoppiato e statisticamente significativo al 95% di probabilità, di tumori alla testa". Ma in Italia, secondo Bertone e Ambrosio, il pericolo non viene considerato. "Al contrario", denuncia Levis nel documento, "i nostri specialisti continuano a sostenere l'innocuità delle radiazioni". Per questo lo studio torinese "Ambrosio e Commodo" ha lanciato in rete il sito www.neurinomi.info: una raccolta di studi scientifici sull'argomento e un decalogo di cautele da utilizzare nell'uso del cellulare.

Come non caricarlo vicino al letto, non fare telefonate troppo lunghe, utilizzare l'auricolare o il viva voce, non usare i telefonini negli ospedali e non lasciarli ai bambini. Legislazioni cautelative sono state approvate in tutto il mondo: dall'America alla Russia, dall'Australia alla Corea, dal Canada al Regno Unito, dal Giappone al Tagikistan. E in India è addirittura vietato l'uso dei cellulari ai ragazzini sotto i 16 anni e la vendita a bimbi e donne incinte. E proprio per sollecitare una campagna di sensibilizzazione e informazione sul tema, l'avvocato Ambrosio ha depositato alcuni anni fa un ricorso al Tar di Roma. "Non bisogna demonizzare i telefonini. Ma chiediamo che lo Stato italiano dia indicazioni sull'uso, proprio come accade per il fumo". Su un caso simile a quello di Ivrea si pronunciò, nel 2009, la Corte d'Appello di Brescia, che accolse il ricorso dell'impiegato di una ditta colpito da un tumore per le quindicimila ore passate al telefonino sul lavoro. La sentenza dei giudici lombardi, che condannarono l'Inail a corrispondere una rendita per malattia professionale, venne confermata dalla Cassazione.

I rischi del cellulare

Vent'anni di studi e ricerche ma ancora nessuna relazione definitiva sul rischio che l'uso eccessivo dei cellulari possa sviluppare il tumore al cervello. La comunità scientifica internazionale finora non è arrivata ad una conclusione. Secondo uno degli studi più recenti, pubblicato lo scorso anno dall'agenzia federale Usa National Toxicology Program, l'esposizione alle radiofrequenze incrementa due tipi di cancro. La ricerca è stata condotta su oltre 2500 topi esposti ad alte radiofrequenze. Il più grande studio in materia resta Interphone del 2010, finanziato dall'Oms.

Nonostante 10 anni di lavoro, 19 milioni di euro spesi e 10mila interviste in 13 Paesi, non è riuscito a dissipare i dubbi: "assenza di rischio per gli utilizzatori, fatta eccezione per i più assidui". Su queste basi, nel 2011, l'Oms ha classificato i campi elettromagnetici come 'possibili cancerogeni' nel gruppo 2b, lo stesso del caffè e dei sottaceti. "Nel mondo occidentale non c'è nessuna prova scientifica che vi sia un nesso tra l'uso del telefono cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello", afferma il professore di neurochirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma Alessandro Olivo. E a sfavore dell'ipotesi indica il fatto che "nonostante l'incremento esplosivo dell'uso dei cellulari negli ultimi 15 anni, non c'è stato un aumento dei tumori cerebrali, nè benigni, nè maligni".

Il dibattito resta aperto, come dimostra la sentenza di oggi del Tribunale di Ivrea, decisione che potrebbe aver tenuto conto della sentenza di Cassazione del 2012 che diede ragione alla Corte d'Appello di Brescia. In quel caso i giudici avevano accolto il ricorso di un lavoratore colpito da neurinoma "in conseguenza dell'uso lavorativo protratto di telefoni cordless e cellulari". Un altro caso è stato trattato dal Tar del Lazio del 2014 - primo del genere in Italia - intentato dall'Associazione per la lotta all'elettrosmog contro il Ministero della Salute per ottenere una campagna di informazione nazionale sul rischio. Saranno diffusi entro il 2017 i dati dell'Istituto Ramazzini sulle radiazioni a radiofrequenza (RFR) in uso nel sistema di comunicazione della telefonia cellulare.

L'intervista

Quella sensazione, fastidiosa, di avere le orecchie sempre tappate lo portava, in alcuni casi, a non sentire. E' iniziato così il calvario di Roberto Romeo, il 57enne a cui il tribunale di Ivrea ha riconosciuto una rendita perpetua con una sentenza che stabilisce un nesso causale tra l'uso eccessivo del telefono cellulare e la malattia. All'uomo, che ha scoperto di essere affetto da neurinoma dell'acustico nel 2010, è stato asportato il nervo acustico ed è completamente sordo dall'orecchio destro.

"All'inizio i medici pensavano a un attacco batterico. Ma poi gli esami e la risonanza magnetica hanno fatto chiarezza: era un tumore al cervello, benigno ma invalidante", racconta l'uomo, che per quindici anni ha lavorato in una grande azienda italiana, sempre attaccato al cellulare. "Telefonavo in continuazione: a casa, in macchina, per parlare con i collaboratori, per organizzare e coordinare le operazioni. Chiacchierate che duravano fino a venti minuti, mezz'ora in alcuni casi. In tutto dalle tre alle quattro ore al giorno. E così mi sono ammalato". Il Tribunale di Ivrea ha accolto il ricorso dei suoi legali, gli avvocati torinesi Stefano Bertone e Renato Ambrosio, e gli ha riconosciuto una rendita vitalizia da malattia professionale: il tumore, secondo la sentenza, è stato causato proprio dall'uso prolungato e senza protezioni del telefonino.

"Non voglio demonizzare il cellulare, ma sensibilizzare datori di lavoro e dipendenti, perché altre persone non si ritrovino nella mia situazione", sottolinea Romeo, che non nasconde la soddisfazione per la decisione del giudice eporediese. "Sono in molti a non staccarsi mai dal cellulare, a tenerlo sempre accesso, a caricarlo sul comodino di fianco al letto o, addirittura, a dormire con il telefonino sotto il cuscino. Sono comportamenti da evitare - conclude -. E le logiche lavorative devono tenere conto dei rischi a cui il cellulare espone". 

I numeri

Nel mondo si contano oltre 5 miliardi di persone con almeno un telefonino in mano e all'orecchio. I possessori di un cellulare in Italia con più di 13 anni sono oltre 45 milioni. Sono i dati di due rilevazioni distinte, la prima di Ericsson e la seconda di comScore, che entrambe rilevano come gli smartphone, i telefoni 'intelligenti' con connessioni a Internet, sono al sorpasso sui 'feature phone', telefoni base che fanno chiamate, mandano sms e poco più. Secondo comScore, il 73% dei 45,2 milioni di italiani possessori di telefonini sceglie uno smartphone, il 27% un telefono basic.

E passano in media 53 ore al mese a navigare sul web, 46 ore all'interno delle app e 7 ore di ricerca online. Mentre - per SosTariffe.it che ha effettuato un'analisi sui consumi di telefonia mobile del 2016 - la regione che chiacchiera di più al telefono è l'Abruzzo, la Valle d'Aosta è la più legata all'invio degli sms, in Trentino Alto Adige si trovano gli utenti più affamati di traffico dati. Secondo l'ultimo Mobility Report di Ericsson, entro il 2021, nel mondo le sottoscrizioni associate a smartphone passeranno a 6,3 miliardi. Smartphone e cellulari, tuttavia, verranno a loro volta superati dall'Internet of Things, cioè gli oggetti connessi: gli analisti prevedono infatti che entro il 2018 si conteranno più dispositivi connessi al web che telefonini.

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