Vaccini: Consiglio Stato, no alla sospensiva dell'obbligo a Trieste

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/04/2017 14:32

Codacons ai bambini può essere somministrato solo l'esavalente con due vaccini non obbligatori

Si ferma anche davanti al Consiglio di Stato, investito per la prima volta della questione, la richiesta di due famiglie di Trieste contro il Comune, che a novembre ha introdotto l'obbligatorietà della vaccinazione per l'inserimento nelle graduatorie dei nidi e delle scuole d'infanzia.     Dopo la sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia, che a gennaio aveva confermato la validità della delibera del Consiglio Comunale di Trieste, la suprema magistratura amministrativa ha intanto negato l'istanza di sospensiva della sentenza di primo grado, con un'ordinanza emessa 24 ore dopo l'udienza e che, secondo l'amministrazione locale, fa "ben sperare" per il pronunciamento definitivo.

Quella del Consiglio di Stato è una "ottima decisione", ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. "Secondo me farà giurisprudenza - ha sottolineato il ministro - perchè mette sulla bilancia due diritti e rende più pesante il diritto alla salute pubblica e a una salute diffusa come quella che danno i vaccini. Tra l'altro grazie a questa sentenza avranno vita molto più facile tutte quelle normative che si stanno attuando in varie regioni d'Italia e che io vedo molto, molto favorevolmente".     L'assessore comunale all'educazione, Angela Brandi, ha in particolare sottolineato che anche i giudici di secondo grado ribadiscono quel che il Tar aveva stabilito, che cioè la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali. Nei giorni scorsi era stata rigettata, nell'ambito della stessa istanza, anche la richiesta di un decreto cautelare del giudice monocratico.  

Nell'ordinanza, notificata oggi all'amministrazione comunale giuliana, i giudici ritengono che l'ordinanza resiste alle censure degli appellanti perché "coerente" con la legislazione italiana in materia di vaccini e perché non confligge con i principi di precauzione e proporzionalità in materia di salute. "Siamo un caso-pilota - ha commentato Brandi - e agiamo nell'unico interesse della tutela della salute pubblica, soprattutto in questi tempi di polemiche e confusione su questo tema. Il fatto che il pronunciamento sia giunto a 24 ore dall'udienza vuol dire che c'è grande attenzione su questo tema.     Questo ci consente anche di andare avanti con il procedimento per la formazione delle graduatorie definitive dei nidi e delle scuole dell'infanzia, previste per il 28 aprile, e che rischiavano di venire bloccate".  

Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria integrata (AsuiTs), Nicola Delli Quadri, che d'intesa con il Comune aveva concordato la delibera, "a tutela - ribadisce - della salute dei bambini".     La norma interessa circa novemila bimbi da zero a sei anni in città, ed è stata pensata e approvata dopo la constatazione che Trieste ha una delle percentuali di vaccinazione fra le più basse della Penisola: 89,8% per la difterite, 91% per il tetano; 89% per l'epatite B e 90,2% per la poliomielite, tutte ben al di sotto della soglia di sicurezza individuata al 95% per quella che viene definita "l'immunità di gregge".

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