L’infezione da virus Zika in gravidanza

Infettivologia | Medical Information Dottnet | 02/05/2017 15:53

Un modello murino per determinare i fattori coinvolti nella trasmissione verticale del virus.

L’infezione da virus Zika (ZIKV) nelle donne in gravidanza è legata a diversi difetti neonatali, complessivamente definiti come “sindrome di Zika congenita”, quali: microencefalia, calcificazioni intracraniche, malattie oculari, deficit dell’udito e aborto spontaneo. ZIKV è in grado di superare la placenta e causare un disordine congenito, il suo RNA è stato rilevato nel fluido amniotico di feti affetti da anomalie e nel cervello fetale. Ad ogni modo il rischio per il feto, a seguito di un’infezione virale nella madre durante la gravidanza, dipende dal momento gestazionale. Quando le infezioni si presentano alla fine del terzo trimestre determinano un rischio più elevato di infezioni congenite e malattie fetali severe rispetto alle infezioni sviluppate nel corso del secondo e terzo trimestre. Finora, però, nessun modello animale ha consentito una valutazione di come l’età gestazionale, lo sviluppo placentare e la neurogenesi fetale influenzino la trasmissione verticale di ZIKV.

Alcuni ricercatori hanno pensato di inoculare direttamente il virus nell’utero di un topo immunocompetente al fine di valutare la trasmissione placentare. Si è così potuto osservare che l’inoculazione di alcuni ceppi di ZIKV (americano, asiatico e africano) al decimo giorno di vita embrionale, riduce la vitalità fetale e determina un maggiore rischio di infezione dei tessuti placentari e fetali. A queste condizioni si aggiungono, spesso, la disfunzione placentare e i danni corticali nel neonato. A seguito dell’esperimento l’antigene virale è stato ritrovato:

  • nei trofoblasti e nelle cellule endoteliali della placenta
  • nelle cellule progenitrici endoteliali, microgliali e neuronali del cervello del feto

Lo studio ha inoltre rilevato che l’infezione da ZIKV placentare determina una produzione di mediatori dell’infiammazione come l’IFNb e l’epressione dei suoi geni bersaglio. Il modello murino proposto da Meghan S. Vermillion et al. rappresenta un valido strumento per l'identificazione dei fattori coinvolti nello scambio materno-fetale che contribuiscono allo sviluppo di particolari condizioni perinatali. Ciò potrebbe anche essere utilizzato per testare nuovi vaccini e terapie disegnate per prevenire o limitare la trasmissione di ZIKV verticale o ridurre la severità di malattie congenite.

 

Fonte:

Meghan S. Vermillion et al. Intrauterine Zika virus infection of pregnant immunocompetent mice models transplacental transmission and adverse perinatal outcomes. Nature Communications 2017; 8:14575.

 

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