Morbillo, nei primi mesi 2017 malati come in tutto il 2013

Infettivologia | Redazione DottNet | 15/05/2017 19:57

In sette Regioni il 92% delle segnalazioni, il 6% in bimbi con meno di 1 anno

Dall'inizio del 2017 fino allo scorso 7 maggio, sono 2224 i casi di morbillo segnalati. Quasi quanti quelli dell'intero 2013 (2258), e molti di più di quelli registrati negli ultimi anni. Un'ondata epidemica decisamente elevata, che sta colpendo molti adulti con conseguenti ricoveri e complicazioni. E' quanto emerge dai dati del Sistema di Sorveglianza Integrata Morbillo e Rosolia, elaborati dal ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità.    Nel 2014 sono stati infatti 1695 i casi segnalati, 258 nel 2015 e 857 nel 2016. L'epidemia sta colpendo ben 18 Regioni su 21, anche se il 92% dei casi è concentrato in sette: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Il picco di casi finora è stato raggiunto nel mese di marzo (844), seguito da aprile (623), febbraio (457) e gennaio (279).

Nella prima settimana di maggio ne sono stati segnalati 21. La maggior parte delle persone colpite (89%) non era vaccinata, mentre il 7% aveva ricevuto solo una dose di vaccino. Il 73% dei casi si è avuto in persone dai 15 anni in su, in particolare il 55% tra i 15 e 39 anni, e il 17% sopra i 39 anni, mentre 139 (6%) sono stati i casi in bambini con meno di un anno di età, e 188 tra gli operatori sanitari. Il 34% delle persone colpite ha avuto almeno una complicanza, come diarrea, stomatite e cheratocongiuntivite. Il 39% è stato ricoverato in ospedale.    "Il morbillo è una malattia estremamente contagiosa che va a ondate - spiega Gianni Rezza, epidemiologo dell'Iss - Ci sono quindi degli anni in cui fa più casi di quelli precedenti. Di solito ci sono dei picchi epidemici ogni 2-3 anni. Quello di quest'anno è piuttosto elevato, anche se la situazione 20 anni fa, quando non si vaccinava, era decisamente maggiore e i numeri molto peggiori".

Attualmente, "nonostante il calo del 5% nella copertura vaccinale, di un paio d'anni fa siamo sull'85%". La protezione del vaccino quindi c'è, ma questo calo "ha fatto sì che ci fossero più casi dell'atteso - continua Rezza - Il dato da sottolineare è che sono molti gli adulti colpiti, perchè meno coperti dei bambini, e troppi casi tra gli operatori sanitari".     Un adulto che si ammala, rileva l'epidemiologo, "ha maggiori probabilità di avere il morbillo in forma più aggressiva, e quindi di andare incontro a ricoveri e complicanze". Dati che hanno fatto preoccupare gli Stati Uniti, e vedono l'Italia al secondo posto in Europa dopo la Romania per numero di casi. "Se si pensa che dovevamo debellare il morbillo nel 2015 - conclude Rezza - decisamente è stato un anno nero".

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