Lo Stato ha 46 miliardi di debiti nei confronti delle imprese

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 21/05/2017 19:37

La Cgia indica il vulnus. E lo split payment peggiora la situazione

La mancanza di liquidità i ritardi burocratici, l'inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento e le contestazioni sono il motivo principale per cui lo Stato non ha pagato 46mld di euro nel 2016 a fornitori ed imprese, farmacie comprese, creando un vulnus economico per le aziende. Il dato emerge da una ricerca della Cgia di Mestre che indica come ulteriore causa la richiesta da parte della Pubblica amministrazione (Pa) di ritardare l'emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l'invio delle fatture e l'istanza al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge senza l'applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo.

La fotografia è completata dal fatto che la Pa ha fatturato ai propri fornitori e alle imprese appaltatrici 160 miliardi di euro. Dall'inizio del 2015 - ricorda poi la Cgia - ha fatto il suo "debutto" lo split payment. Questa novità obbliga le amministrazioni centrali dello Stato (e dal prossimo primo luglio anche le aziende pubbliche controllate dallo stesso) a trattenere l'Iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all'erario. L'obbiettivo di questa misura è stato quello di contrastare l'evasione fiscale, ovvero, evitare che una volta incassata dal committente pubblico, l'azienda fornitrice non la versi al fisco. Il meccanismo, sicuramente efficace nell'impedire che l'imprenditore disonesto non versi l'Iva all'erario, ha però provocato molti problemi finanziari a tutti coloro che con l'evasione, invece, nulla hanno a che fare.

"I debiti della Pa hanno ormai assunto una dimensione surreale - segnala il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - da due anni, infatti, le imprese che lavorano per l'Amministrazione pubblica hanno l'obbligo di emettere la fattura elettronica, altrimenti non possono essere liquidate. Nella fase di ingresso, questo documento informatico transita in una piattaforma controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che lo smista all'ente o alla struttura pubblica a cui è indirizzata che, a sua volta, verifica se il pagamento è certo, liquido ed esigibile. Una volta che il destinatario della fattura dà l'ok, il saldo dovrebbe transitare per la piattaforma, consentendo al dicastero dell'economia di monitorare in tempo reale i tempi di pagamento e l'ammontare delle uscite. Dopo 2 anni, invece, lo Stato non conosce ancora a quanto ammonta complessivamente il debito contratto con i propri fornitori - prosegue -, per il semplice fatto che una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo quelli periferici, effettuano i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben oltre quelle stabilite per legge. Una vicenda che ha dell'incredibile".

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