Il calendario vaccinale dei primi 15 mesi di vita

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/05/2017 20:17

Dodici vaccini obbligatori in quattro punture. E' corsa all'approvviggionamento dei farmaci

Le 12 vaccinazioni rese obbligatorie per l'iscrizione ai nidi e alle scuole materne proteggono da altrettante malattie infettive, ma per i bambini si traducono in sole 4 punture e vanno effettuate secondo una precisa tempistica. A fare il punto sul calendario delle immunizzazioni previste dal decreto approvato dal Consiglio dei ministri, è il responsabile del Tavolo tecnico sulle vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip), Rocco Russo (nella foto)

"E' stata fatta una selezione - afferma - di 12 malattie infettive prevenibili con il vaccino per garantire che i bambini siano protetti al meglio e si possano evitare epidemia". In realtà, però, le iniezioni da fare sono quattro, poichè molti vaccini sono combinati. Le prime 6 vaccinazioni rese obbligatorie sono anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti Haemophilus influenzae tipo B.

Queste, spiega l'esperto, "sono tutte raggruppate in un unico vaccino esavalente che viene fatto dal 60/mo giorno di vita in 3 dosi: a 3, 5 e 11-12 mesi di vita". Diventa obbligatoria anche la vaccinazione anti-meningococcica B, che "viene fatta a distanza di 15 giorni dall'esavalente in 4 dosi: a 3, 4, 6 e 12-15 mesi". Obbligatori, poi, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella: "Queste vaccinazioni sono somministrate con un unico vaccino quadrivalente in un'unica dose al 13/mo mese di vita, con un richiamo previsto a 5 anni di età".

Infine, l'anti meningococcica C, che "viene somministrata al 14/mo mese, con un richiamo tra gli 11 e i 18 anni". Grazie a tali vaccinazioni selezionate come obbligatorie, sottolinea Russo, "si garantisce la migliore qualità di vita ai bambini, considerando che i danni delle malattie e le loro complicanze sono ben superiori alle eventuali, leggere e transitorie reazioni da vaccino".

Un decreto reso appunto necessario a causa delle basse coperture vaccinali che oggi si registrano: "La copertura per l'esavalente nei bambini nati nel 2013, infatti - rileva - è del 93,4%, contro una soglia minima necessaria fissata sopra il 95%; quella per il meningococco C è al 76%, mentre per il ceppo B non ci sono ancora dati poichè la vaccinazione è stata introdotta da un paio d'anni". Ma "il maggior problema - conclude - si ha per parotite, morbillo, varicella e rosolia che, complessivamente, registrano una copertura di appena l'85%".

Vaccini obbligatori, nel Lazio per il momento la "situazione è sotto controllo". Alla luce del decreto del governo, infatti, nella regione della Capitale si prevede un aumento del numero delle richieste pari al numero dei bambini al momento fuori dalla copertura. Un 14 per cento della 'corte' (nel Lazio la copertura più bassa, quella del morbillo, è all'86%) che ci si aspetta si affretterà a vaccinarsi. Ma, riferiscono due dirigenti della Asl Roma 1 specializzati in vaccini, Antonietta Spadea e Roberto Ieraci, "la Regione si è mossa per tempo".

In alcuni centri potrebbe esserci però la necessità di un supporto di personale. Comunque, almeno per il momento, non ci sarebbero le avvisaglie di un 'assalto alla dose', perlomeno a Roma. Spadea è direttrice del centro Vaccini di via Dina Galli, nel quartiere popolare del Tufello, ha partecipato al Tavolo regionale vaccini e ci tiene a chiarire innanzitutto che "l'obbligo delle vaccinazioni è comunque per fasce d'età, non vanno fatti tutti e 12 tutti assieme".

Questo dovrebbe limitare la ressa, anche se "un po' d'assalto ci sarà". Tolti infatti gli antivaccinisti convinti o quelli con "seri motivi" per dire no, esiste una fascia 'tiepida' di genitori ai quali i pediatri hanno sconsigliato il vaccino "perché magari il bambino non va ancora al nido", o che "per sciatteria sono rimasti indietro": "Su queste persone l'obbligo funzionerà - ritiene la dottoressa - oggi sono venuti da me due bambini di 4 e 6 anni che non avevano mai fatto il vaccino per il morbillo perché la pediatra omeopata lo aveva sconsigliato. Li ho vaccinati entrambi".

Anche Ieraci, direttore del coordinamento attività vaccinale della Asl Roma 1, che opera nella centrale via Ovidio a Prati, al momento non segnala una particolare pressione: "Ancora - spiega il dirigente - non c'è tanta richiesta legata all'obbligo, noi comunque abbiamo personale adeguato, facciamo circa 120-130 utenze al giorno. Sicuramente ci sarà una gradualità, ma già da febbraio, con il Piano nazionale, c'è stato un aumento di 3-4 volte degli accessi vaccinali. Con questa novità ci sarà un ulteriore incremento. Molti che hanno ritardato la vaccinazione ora dovranno correre, ecco perché è importante una risposta organizzativa e strutturale, anche in termini di risorse umane".

Al momento sui tavoli della Regione sono al vaglio due ipotesi per dare una mano ai centri vaccinali: il 'modello Viterbo', in cui i pediatri di libera scelta vanno ad aiutare i colleghi dei centri di vaccinazione, e il 'modello Latina', in cui i dottori somministrano l'anti-meningococco B nei loro propri studi. E' in corso di verifica tecnica quale soluzione sarà più adatta al contesto. Riguardo all'approvvigionamento delle dosi, i due dirigenti non sembrano considerarlo un problema primario: "Abbiamo una forte capacità strutturale" spiega Ieraci, mentre Spadea spiega di "tenere sempre nel frigorifero una scorta per un paio di mesi".

Su questo tema sta lavorando intanto, a livello nazionale, il ministero della Salute: sono in corso infatti delle riunioni per accertare che le forniture arrivino regolarmente alle Asl di tutta Italia, secondo il calendario - biennale e progressivo - del Piano nazionale vaccini. A livello nazionale, stando ai calcoli del coordinatore della Società di igiene e sanità pubblica Giancarlo Icardi, dovrebbero essere circa 500 mila i bambini che dovranno recuperare i vaccini non ancora assunti.

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