Allarme esperti, disturbi per un bimbo di città su 10

Redazione DottNet | 09/02/2009 11:08

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Ansia, depressione, iperattività 'patologica', anoressia, disturbo ossessivo. In Italia quasi un bambino su 10 fra gli 11 e i 14 anni soffre di un disagio mentale. A lanciare l'allarme sono gli esperti dell'Irccs lecchese Eugenio Medea, che hanno promosso e coordinato il primo studio epidemiologico italiano realizzato per quantificare la prevalenza delle patologie psichiche nei pre-adolescenti delle zone urbane.

Una ricerca presentata a Milano, con il lancio di una task force interdisciplinare dedicata alla salute mentale dei più piccoli. I dati sono stati raccolti con la collaborazione di 7 strutture italiane, su un campione di 3.418 ragazzi reclutati sia nelle metropoli che in città medio-piccole.
Milano, Roma, Lecco, Pisa, Rimini, Cagliari, Conegliano Veneto: questi i centri coinvolti nella ricerca partita 4 anni fa e chiusa nel 2007. Un lavoro che ha permesso agli studiosi di avere in mano stime attendibili sulla situazione dei bambini italiani. Ed è emerso che l'8,2% degli 11-14enni mostra segnali riconducibili a disturbi mentali clinicamente diagnosticabili. Se si aggiungono i casi di disagio emozionale (che non sempre sfociano in un disturbo clinico conclamato), la percentuale di ragazzi coinvolti sale a 9,8%. "La preoccupazione non è dovuta a numeri da record", rassicura Massimo Molteni, responsabile dell'Unità di neuroriabilitazione e servizio di psicologia dell'educazione nel polo di Bosisio Parini dell'Irccs Medea. "L'Italia rispetto al resto del mondo si colloca nelle posizioni basse della classifica, ma qui riscontriamo la difficoltà di intervento. Sappiamo che la sofferenza nei bambini è in aumento. Con il calo demografico che incombe, ci sembra doveroso riuscire a preservare quanti più bimbi possibile".
Molteni incalza: "La situazione è preoccupante. Anche in una delle Regioni più avanzate come la Lombardia, che ha approvato una delibera sui servizi di psichiatria infantile e ha un sistema che funziona, si riesce a intercettare solo il 5% dei casi".