Fabbisogno di medici e infermieri: le richieste delle Regioni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 25/05/2017 19:46

Il documento smentisce gli Ordini e il ministero della Salute che aveva parlato di altre cifre

Arriva la proposta delle Regioni sul fabbisogno 2017-2018 di posti per le lauree di area sanitaria (clicca qui per scaricare il documento completo): occorrono quasi 2mila medici in più (1.860) rispetto alla richiesta del ministero della Salute e oltre 2mila in confronto alla proposta della Fnomceo che lo scorso marzo aveva portato al tavolo del ministero il documento per tutte le professioni sanitarie. Secondo l'Ordine per l'anno accademico 2017-18 serviranno 8.400 accessi alla Facoltà di Medicina e chirurgia. Una proposta definita utilizzando il modello previsionale proposto già  lo scorso anno dallo Steering Commettee.

Invece gli infermieri perdono altre 910 figure rispetto a quelle indicate dal ministero della Salute (Ipasvi ne aveva richiesti oltre 4mila).

I farmacisti sono il doppio rispetto alla richiesta del Dicastero della Salute, mentre la Fofi aveva imposto iscrizioni zero. Zero anche la richiesta per gli psicologi contro i 784 voluti dalle Regioni. Insomma c'è ancora confusione sui numeri: una cosa è certa, però, che le Regioni hanno gettato nel caos il settore smentendo di fatto quanto immaginato dagli ordini.

L'ultima parola, dunque, andrà al Miur che però potrebbe rimandare al mittente le richieste delle Regioni

Ma vediamo qual è la situazione attuale: il numero dei medici professionalmente attivi secondo la banca dati Enpam per l'anno 2014, che comprendeva settore pubblico e privato, si attestava su circa 262.000, pari a circa 425 medici per 100.000 abitanti.

E le stime sulla disoccupazione tra i camici bianchi (tra dipendenti e convenzionati) si aggirano tra le 10mila e le 16mila unità. Anche perché, come è noto, una volta laureati, i giovani medici si scontrano con l’imbuto post lauream dei posti disponibili per la specializzazione.

Fabbisogno reale e richiesta per i corsi di laurea 2017-18 tra medici e professioni sanitarie

MEDICI CHIRURGHI 
Sono attivi circa 297.000 medici chirurghi, di cui circa 34.000 nelle scuole di specializzazione (fonte dati: Cogeaps e ENPAM). Sono in corso in questi anni consistenti uscite dal mercato del lavoro ma ci sono altrettanto consistenti flussi in arrivo da professionisti attivabili (circa 26.000) e dall'università (tra gli 8 e i 10 mila ogni anno). La domanda è prevista in diminuzione dalla Fnomceo (422 per centomila abitanti), al fine di non replicare il fenomeno della «pletora medica». La Federazione propone quindi 8.400 ingressi all'anno, che in realtà porterebbe ad avere in ogni caso un «esubero» di offerta rispetto alla domanda stimata. Le Regioni propongono 10.328 ingressi, proposta che risulta essere incongrua in base alla stima media di domanda di 455 medici per centomila abitanti: sarebbero infatti sufficienti ca. 9.200 ingressi all'anno per coprire tale domanda. Quindi una proposta compresa tra 9.200 e 8.400, a seconda del livello stimato di domanda, risulta essere la più coerente.

FARMACISTI 
Sono attivi circa 70.000 farmacisti (fonte dati: Cogeaps e ENPAM). La domanda è prevista in costante da Federfarma. Alla luce dell'attuale disoccupazione tra i giovani professionisti e il gran numero di nuovi professionisti in arrivo dall'Università nei prossimi anni la Federazione propone quindi zero ingressi dal prossimo anno accademico. Le Regioni propongono 826 ingressi, proposta che risulta essere incongrua in base alla stima media di domanda di 125 medici per centomila abitanti: sarebbero infatti sufficienti gli attuali professionisti attivabili e quelli attualmente in formazione per coprire tale domanda. Tenuto conto della proposta di zero ingressi della Federazione e la proposta delle Regioni, va fatta una più attenta riflessione sul reale fabbisogno di questa professione.

ODONTOIATRI 
La Fnomceo propone 800 ingressi in base a una stima di domanda in diminuzione. Le regioni al contrario ipotizzano una domanda in leggero aumento nel futuro. La Regioni quindi propongono 1.039 ingressi, comunque non sufficienti a far fronte alla domanda stimata. Se consideriamo in circa 42.000 il calcolo degli odontoiatri attivi in FTE, rispetto ai 47.500 attivi in teste, e ipotizziamo di lasciare costante tale quota nel tempo (68 per centomila abitanti), sarebbero necessari 1.200 ingressi all'università ogni anno per coprire la domanda. Considerando l'attuale fenomeno di nuovi professionisti formati all'estero, si propone un numero di ingressi compreso tra 800 e 1.040.

INFERMIERI 
La Federazione Ipasvi prevede un aumento nei prossimi 13 anni della domanda di infermieri da 370 mila a 440 mila nei servizi pubblici. Un aumento legato ai maggiori bisogni sul territorio dovuti all'innalzamento dell'età, alla sempre maggiore incidenza della non autosufficienza e delle cronicità, alla richiesta in crescita di assistenza domiciliare anche per dare continuità assistenziale alle fasi post ricovero. In questo senso, considerando che gli infermieri oggi in esubero (circa 16mila disoccupati) verrebbero rapidamente riassorbiti assieme ai circa 7mila precari se si desse corso all'attuazione della direttiva Ue sugli orari di lavoro e che la carenza stimata per dare servizi validi sul territorio è di almeno 47mila unità, la Federazione ha chiesto per l'anno accademico 2017-2018 iscrizioni per 18.516 corsi di laurea. Anche tenendo presente che l'evoluzione dei percorsi di lavoro secondo la Federazione non tiene conto solo dei professionisti dipendenti dal Ssn, ma della libera professione oggi in aumento e di quelli che lavoro nelle strutture private. 
Secondo i calcoli utilizzati per la verifica dei parametri domanda-offerta nella Joint Action europea "Health Workforce Planning and Forecasting" tuttavia il numero di infermieri richiesti, in assenza di altre misure che influiscano sugli organici Ssn (ma solo su questi) e sulla loro attuale carenza, potrebbe portare nel 2025-2030 a un esubero di circa 45-50.000 infermieri. La richiesta di iscrizioni ai corsi di laurea è in realtà in aumento, ma più contenuto, anche da parte delle Regioni che chiedono oltre 14mila nuovi ingressi. Con molta probabilità però ci si assesterà su una proposta finale analoga a quella degli anni scorsi compresa tra i 12mila e i 14mila nuovi iscritti all'università

INFERMIERI PEDIATRICI 
La Federazione Ipasvi stima la domanda in decrescita alla luce della diminuzione della popolazione in età pediatrica. Quindi propone 198 ingressi dal prossimo anno accademico, numero che garantirebbe l'equilibrio tra domanda e offerta nel lungo periodo (pur scontando una disoccupazione importante nei prossimi 5 anni). Le Regioni invece propongono, come sommatoria 322 ingressi, proposta non coerente e in eccesso con la stima da loro effettuata di domanda costante. Si propongono quindi 198 ingressi dal prossimo anno accademico.

OSTETRICI 
La Federazione dei Collegi delle Ostetriche stima la domanda in valore assoluto costante (diminuzione della popolazione femminile in età fertile ma aumento della domanda da parte della popolazione femminile tout court). Considerando che la forza lavoro di ostetriche ad oggi e molto giovane, le uscite dal mercato del lavoro nei prossimi anni saranno poche. La federazione propone quindi 743 ingressi all'Università che, seppur in diminuzione rispetto all'anno precedente risulta essere ancora eccessivo rispetto alle previsioni di domanda. Le Regioni ne hanno stimate ad oggi 672, proposta congrua e coerente per portare tutte le Regioni ad avere nel 2030 60 ostetriche ogni centomila donne (+20% rispetto ad oggi). La proposta sarebbe di 672 risulta essere quindi la più congrua con lo scenario di domanda sviluppato.

 

fonte: ansa, QS, sole24ore

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