Vaccini, è scontro tra le Regioni sull'obbligo. Veneto impugna legge

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 13/06/2017 20:49

Anche la Liguria contro le imposizioni, è 'scelta civiltà' per il Piemonte. Giudice, dubbi sull'accoglimento del ricorso contro i vaccini presentato dal Veneto

Le regioni si dividono sulla introduzione dell'obbligo delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola, sancita dal recente decreto del ministero della Salute: sul fronte del 'no' capofila è il Veneto, che oggi ha impugnato il provvedimento davanti alla Consulta, ma anche altri governatori hanno espresso una posizione contraria, dalla Liguria alla Valle d'Aosta, mentre ad appoggiare la misura sono, ad esempio, Emilia Romagna e Toscana, regioni 'apripista' per la reintroduzione dell'obbligo vaccinale.  

Netta, appunto, la posizione del presidente del Veneto Luca Zaia, che ha oggi annunciato che la giunta regionale ha dato mandato all'Avvocatura di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto del Governo. L'impugnativa, ha precisato, sarà pronta entro una-due settimane e riguarderà non solo l'eventuale legge di conversione approvata dal Parlamento, ma anche lo stesso decreto: "Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini - ha spiegato - ma alcuni aspetti del decreto. Il Veneto, che non ha l'obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti, ed è l'unica regione ad avere un'anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l'obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le famiglie".

Sulla stessa linea anche la vicepresidente della regione Liguria Sonia Viale, che sottolinea come "i vaccini sono una conquista delle società civili per il debellamento di alcune malattie letali, ma l'approccio non può essere la coercizione" e annuncia che "la Liguria porterà la sua posizione in Conferenza delle Regioni" per chiedere al governo una correzione del decreto. Contro le "misure coercitive" si schiera pure il consiglio provinciale di Bolzano chiedendo lo "stralcio delle misure ed una campagna di sensibilizzazione ampia ed equilibrata", e perplessità giungono dall'assessore alla Sanità della Valle d'Aosta Luigi Bertschy.  

Sul fronte del sì all'obbligo vaccinale si pone invece l'Emilia Romagna: è stata la prima regione ad aver varato una legge sull'obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l'iscrizione agli asili comunali e convenzionati. Favorevole è anche il Piemonte: "E' una scelta di civiltà - ha affermato il presidente della regione Sergio Chiamparino - soprattutto nei confronti dei più deboli, che hanno meno strumenti di conoscenza. Mi sembra giusto dare loro ragionevoli certezze che i loro bambini saranno al riparo dalle malattie, tanto più in un quadro epidemiologico in sempre più rapido cambiamento".

In realtà, l'obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritti a scuola è stato previsto dalla legge italiana per oltre 30 anni, dal 1967 al 1999, quando decadde. Da allora, le coperture vaccinali nel Paese sono calate in modo allarmante, attestandosi sotto la soglia del 95% prevista dall'Organizzazione mondiale della sanità. Gli stessi dati sulle coperture del Veneto, ha avvertito il presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, "giustificano l'adozione dell'obbligatorietà dei vaccini" e senza interventi "mirati e omogenei sul territorio nazionale - conclude - il rischio di un ulteriore calo delle coperture, e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione, è molto elevato". 

Il parere della Consulta

Potrebbero non esserci le condizioni per l'accoglimento da parte della Consulta del ricorso presentato dalla giunta regionale del Veneto contro il decreto che introduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola, prevedendo sanzioni per i trasgressori. A rilevarlo è Amedeo Santosuosso, giudice della Corte d'appello di Milano, esperto di diritti fondamentali e medicina. La Corte Costituzionale, spiega Santosuosso, "più volte si è pronunciata affermando che le questioni che riguardano il consenso informato ai trattamenti sanitari sono di competenza statale e non regionale. Le Regioni non hanno cioè titolo e deliberare in materia di consenso ai trattamenti".

Infatti, ha precisato, la Consulta "si è espressa in tale direzione con una sentenza del 2008 ed anche, più recentemente, in merito al Biotestamento ed al consenso relativo ai minorenni". Dunque, "laddove si tratta di diritti della persona rispetto alla salute - chiarisce il giudice - la competenza è statale ed è lo Stato a decidere". Una ulteriore considerazione riguarda poi il fatto che se la Corte "aprisse alle istanze di ogni singola Regione in materia di politica vaccinale, si determinerebbe una situazione 'arlecchino' di grande variabilità, e ciò farebbe aumentare enormemente il rischio di rendere effettivamente inutili le coperture vaccinali". Nel caso del Veneto poi, sottolinea Santosuosso, "va rilevato che una copertura vaccinale al 92,6% non è in linea con gli standard fissati dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che indicano la soglia minima al 95%".  

Per questo, secondo il giudice, "la richiesta di aperture ad atteggiamenti di obiezione alle vaccinazioni possono oggi avere minore ascolto, perchè se si andasse sotto un livello minimo di copertura si realizzerebbe una riduzione della libertà di chi invece si sottopone alle vaccinazioni senza però avere il beneficio di una copertura vaccinale generale che garantisca la sicurezza". Quanto ai presunti danni, Santosuosso sottolinea che non gli risultano casi di effetti avversi gravi alle vaccinazioni. Ad ogni modo, "stante le pronunce della Consulta, e se l'Avvocatura porrà la questione in questo modo con riferimento all'articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute - conclude il giudice - non dovrebbero esserci le condizioni per l'accoglimento del ricorso"

 

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