Mandelli (Fofi): subito i concorsi per le farmacie vacanti e il tavolo della farmaceutica

Redazione DottNet | 12/02/2009 16:33

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Andrea Mandelli, come abbiamo annunciato le scorse settimane, succede a Giacomo Leopardi nella guida della Fofi, che ininterrottamente dal 1985. Mandelli, monzese, classe 1962, è il più giovane presidente della FOFI. La sua attività nella rappresentanza professionale è cominciata nel 1990, con l'elezione nel Consiglio dell'Associazione dei Giovani Farmacisti di Milano (Agifar), di cui è stato presidente nazionale nel triennio1996-1999. Mandelli è al suo terzo mandato come presidente dell'Ordine provinciale di Milano e Lodi e, come vicepresidente della FOFI, ha avuto la delega per le attività di comunicazione. Giornalista pubblicista, dirige gli organi di informazione ufficiali della FOFI: il quindicinale Il Farmacista e il quotidiano elettronico Farmacista33.

 

Dottor Mandelli in questi giorni è stato eletto alla Presidenza della FOFI, l’associazione che Leopardi ha guidato per 25 anni.

Innanzitutto che per me è un grande onore, oltre che un impegno, giungere alla presidenza dopo Giacomo Leopardi, che per quasi 25 anni ha retto la Federazione con capacità e intelligenza. D’altra parte va considerato che a queste elezioni ha votato il 99% dei Presidenti degli Ordini provinciali, con una convergenza quasi unanime sulla lista di cui facevo parte, il che significa che è stato premiato l’impegno del comitato centrale che ha affiancato il presidente Leopardi negli ulti tre difficilissimi anni.

Dottor Mandelli, lei riceve un’eredità non indifferente dal presidente uscente Giacomo Leopardi. Quali sono, a suo avviso, gli obiettivi principali da raggiungere e quali i punti “critici” da affrontare?

Come ho detto l’indomani delle lezioni due sono le priorità. La prima è tenere rapidamente i concorsi per l’assegnazione delle farmacie ancora vacanti: è un punto irrinunciabile per la Federazione, sul quale siamo da tempo impegnati. E’ inutile mettere in discussione il principio della pianta organica quando ancora non è nemmeno stato applicato completamente. Il secondo punto è la ripresa del cosiddetto “tavolo della Farmaceutica”, che si proponeva di affrontare il servizio farmaceutico nel suo complesso. Nei prcedenti incontri avevamo presentato il nostro documento sulla professione, presentato nel 2006, che ha riscosso l’apprezzamento del Sottosegretario con dedica alla salute Ferraccio Fazio. Ci auguriamo che da queste proposte nasca una discussione approfondita e produttiva.

Che cosa ne pensa sull’approvazione da parte della Regione Lombardia di un Programma di valutazione delle tecnologie sanitarie per il loro impiego nell'ambito del servizio sanitario regionale (Hta) ?

E’ comprensibile che le Regioni, alle quali compete provvedere alla spesa sanitaria, si preoccupino di valutare quale sia l’impiego ottimale delle nuove tecnologie e dei nuovi farmaci, che è la parte che ci interessa come farmacisti. Non si tratta, penso, di dare vita a una sorta di “AIFA2”, ma di fare un’operazione culturale perché si diffonda il più possibile l’appropriatezza prescrittiva, sia sul territorio sia nell’ospedale. Del resto già il sistema delle note, introdotto con la CUF, andava in quella direzione: non si trattava di proibire la prescrizione di questo o quel farmaco ma di indicare le situazioni in cui il suo impiego era realmente efficace. Spero anche che questo porti a un’uniformità dell’atteggiamento riguardo al farmaco in tutta le ASL della Regione: ancora oggi si riscontrano differenze.

Come valuta l’ impiego dei generici nel mercato farmaceutico italiano?

Il ricorso ai generici è inevitabile, quantomeno a guardare alle esperienze dei partner europei e degli Stati Uniti. Costituiscono un risparmio, è evidente, ma soprattutto costituiscono l’occasione di liberare risorse da dedicare ai trattamenti innovativi, che inevitabilmente costano molto di più. Mi pare che anche le ultime dichiarazioni del direttore generale dell’Agenzia del Farmaco, Guido Rasi, esprimessero una visione analoga.

Di fatto comunque il farmaco equivalente ha, oggi, ancora un’incidenza limitata nel mercato farmaceutico italiano. Quali sono i fattori o chi ne ostacola la sua diffusione ?

In Italia il farmaco equivalente è arrivato in ritardo rispetto al resto del mondo: c’è scarsa famigliarità tra i medici, e magari qualche diffidenza, così come diffidenza e timore di fronte alla novità si riscontrano tra i cittadini. Ma è una fase temporanea, come dimostra il fatto che sono soprattutto i più giovani e i meglio informati ad apprezzare gli equivalenti.

Quali sono le proposte che la Federazione avanza sul sistema normativo in particolare in merito all’uso del farmaco ?

Con il recepimento del Codice unico del farmaco europeo, il quadro normativo è stato adeguato alla realtà dell’Unione. Quello che come Federazione ci preme è fare opera di informazione perché si ricorra ai medicinali soltanto a ragion veduta, perché esiste una prescrizione o perché si è devono fronteggiare disturbi passeggeri con i farmaci da automedicazione. Rientra in questa linea anche la campagna “Farmaci e sport. Uniti e puliti”, che la FOFI ha lanciato per informare e sensibilizzare sul tema del doping. Allo stesso modo ci siamo impegnati per contrastare fenomeni pericolosi come l’acquisto di farmaci attraverso Internet: una pratica che espone a rischi fortissimi - a cominciare dal fatto che si possono acquisire farmaci etici senza ricetta per finire alla possibilità di adulterazione con sostanze tossiche - ma apre la strada a un abuso incontrollabile.

Tania Vuoso