Autocertificazione: Snami, la chiediamo da trent'anni

Medicina Generale | Redazione DottNet | 06/07/2017 11:46

Onotri (Smi): l'incombenza dev'essere a carico dei datori di lavoro

Netta la presa di posizione del sindacato autonomo alla proposta della possibilità dell'autocertificazione da parte del lavoratore malato dei primi tre giorni. Il testo prevede che in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, ad autocertificarlo.

Salutiamo positivamente - sostiene Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami - questa possibilità che auspichiamo da sempre, già in vigore in altri paesi europei, che è stata oggetto di battaglie sindacali del nostro sindacato. Dovrebbe però essere scontato che non dovrà essere il medico a trasmettere questa “autoderminazione del paziente” ad assentarsi dal lavoro come la proposta di legge indica senza equivoci. Il Disegno di Legge incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella Legge Brunetta. Ci sono lievi patologie, come il mal di testa o la diarrea, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili e in tal senso un'auto-attestazione sarà utilissima, ma nessuno si azzardi a pensare che il medico diventi il “tramettitore di dati” all’inps per conto terzi”.

Ben venga l'autocertificazione dei primi tre giorni di malattia del lavoratore, ci adegueremmo agli altri paesi Ue, ad esempio alla Germania, ma non va spedita attraverso il medico curante. Positivo l'obiettivo del disegno di legge del senatore Maurizio Romani ma, al di là delle buone intenzioni del proponente, pensiamo che sia un errore che si preveda che l'invio sia a carico dei medici di famiglia. Si continua così a sottrarre tempo importante da dedicare ai pazienti cronici e alla gestione delle malattie sul territorio”. Questo il commento di Pina Onotri segretario del Sindacato dei Medici Italiani-Smi che ricorda, oltretutto, come la proposta sull'autocertificazione del lavoratore per la malattia dei primi tre giorni, sia una storica battaglia dello Smi, sottolineando però, appunto, “quanto sia sbagliato prevedere che il medico di famiglia continui ad essere considerato il 'passacarte' dell'Inps”.

“I medici - spiega Onotri - sono obbligati a dedicare i tre quarti del loro tempo a spedire certificati, di fatto, quindi tempo sottratto alla cura dei pazienti, alla prevenzione, alla gestione dei pazienti cronici, cioè a quella funzione di governo, gestione e filtro della domanda di salute sul territorio”. Infine Onotri, ricorda come questa incombenza sui medici fino ad ora, oltre ad essere inutile è stata anche controproducente. “È bene ricordare che ci sono patologie, quelle appunto più comuni nei primi tre giorni di malattia, che non sono oggettivabili, che si basano cioè esclusivamente sulla testimonianza del paziente. E rispetto alle quali non possiamo chiedere sempre analisi e esami diagnostici a supporto, perché questa prassi avrebbe dei costi esorbitanti per il Ssn. Ragione per cui il passaggio dall'ambulatorio medico, spesso, è inutile. Non solo: nel caso dei cosiddetti 'furbetti' assenteisti, è anche pericoloso perché può mettere nei guai legali il medico che è comunque tenuto a fare il certificato”.

 

 

fonte: snami

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