Statali, aumenti per fasce: maggiori agli stipendi più bassi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 09/07/2017 19:07

Obiettivo è ridurre la forbice tra le retribuzioni. Si chiude anche sul decreto per i furbetti del cartellino

Gli statali dopo nove anni di stipendi fermi dovrebbero incassare 85 euro, lordi, al mese ma la cifra è solo una media, c'è chi prenderà di più e chi di meno secondo precise fasce retributive. La ministra della P.A, Marianna Madia, spinge per scatti più generosi per i dipendenti che hanno guadagni più bassi e viceversa, con l'obiettivo di ridurre la forbice tra le retribuzioni, lo scarto oggi sfiora i 200mila euro.

I medici potrebbero ricevere un aumento annuo di 1.404 euro che corrispondono a un incremento di circa 108 euro mensili. Ma, per il momento, siamo nel campo delle ipotesi basate su calcoli relativi ad indiscrezioni. Per quanto riguarda gli importi medi complessivi per il Servizio Sanitazrio Nazionale si arriverebbe, una volta erogati anche gli ulteriori aumenti fino a raggiungere la media mensile di 85 euro, i 39721 euro l’anno, circa 1.100 euro in più dell’ultimo anno di applicazione del vecchio contratto (nel 2011). Tuttavia, se si considera il 2015 quando il totale ha registrato un calo sul 2011 di circa -297 euro, il bonus in busta paga sarebbe di circa 800 euro.

Intanto, a inizio settimana, il decreto bis sui 'furbetti del cartellino' dovrebbe ricevere il sì finale dal Consiglio dei ministri. Il testo passerà senza modifiche di sostanza: chi viene colto a strisciare il badge per poi andarsene verrà licenziato entro 30 giorni. Le novità si concentrano invece sui rinnovi contrattali, per salvaguardare i redditi che beneficiano del bonus Irpef, a rischio di perderlo a seguito degli incrementi, si sta studiando una formula ad hoc. Un meccanismo alla 'Robin Hood', calibrato all'interno delle fasce retributive, cinque o sei, di ogni comparto, in modo da garantire incrementi per tutti, seppure graduati (di più a chi ha meno), in base a parametri certi. Rispetto alle bozze circolate, l'atto di indirizzo definitivo del ministero dà più spazio alle parti per trovare una soluzione specifica.

Ma l'indicazione è chiara: "le parti valuteranno - si legge nella direttiva - gli effetti che l'aumento retributivo" potrà "produrre in relazione agli incrementi stipendiali del personale collocato nei livelli retributivi più bassi e destinatario di recenti provvedimenti di giustizia sociale". Il riferimento va agli 80 euro e al pericolo di scavalcare il tetto previsto per il riconoscimento dello sgravio. Ecco che le parti, sindacati e Aran potranno suggerire "eventuali - continua la direttiva - misure correttive". Il tutto però, avverte il ministero, "nei limiti delle risorse destinate" (5 miliardi in tutto, con una parte da stanziare nella prossima manovra). Un vincolo quello delle risorse che vede i sindacati contrari.

La leader della Cgil, Susanna Camusso, sin dall'inizio insiste per una soluzione sugli 80euro, che altrimenti diventerebbero "un premio contro la contrattazione". Per il segretario della Confsal Unsa, Massimo Battaglia, la questione diventa "difficile: il Governo rimanda alla trattativa il problema del bonus". Il punto sarà sicuramente al centro del primo vero tavolo, quello sulla P.A. centrale, che partirà entro luglio. Intanto l'Aran cercherà in settimana, il 13 c'è un appuntamento, di chiudere l'accordo su permessi e distacchi sindacali.

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