L'Europa contro Gb: Brexit sempre più difficile per i medici italiani

Professione | Redazione DottNet | 10/07/2017 20:28

Londra fa dietro front sulla reciprocità di trattamento. Proteste dall'Europarlamento

Una proposta arrivata come una "doccia fredda" che rischia di creare nel Regno Unito una cittadinanza di "seconda classe" per gli europei dei Paesi Ue e perpetua una "preoccupante e costante incertezza". Allarme tra i medici e gli operatori sanitari italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito e che mai come in questo periodo si sentono minacciati. E così dei 1.193 medici europei consultati, 500 (42%) hanno indicato che stanno pensando di andarsene, 309 (26%) che rimarranno, 278 (23%) che non sono sicuri.  Secondo una ricerca della British Medical Association , il 40% dei medici che hanno studiato in Europa sta meditando di lasciare il Regno Unito. C’è chi, con il referendum, non si sente più a proprio agio, chi trova il ritmo e le condizioni del lavoro stressanti, chi semplicemente non vuole affrontare l’incertezza dei prossimi anni.

L'Europarlamento, intanto, boccia la proposta sullo status dei cittadini Ue in Gb post-Brexit avanzata da Londra. Il Pe minaccia di porre il veto a qualsiasi accordo non basato sulla piena reciprocità e avverte: "Non approveremo alcune estensione" del termine del 30 marzo 2019 fissato per la chiusura dei negoziati. In un documento sottoscritto dai presidenti dei quattro principali gruppi politici dell'assemblea di Strasburgo (Guy Verhofstadt dell'Alde, Manfred Weber del Ppe, Gianni Pittella dellS&D, Gabi Zimmer del GUE e Ska Keller dei Verdi), nonchè dai componenti del gruppo incaricato di seguire il dossier Brexit (Elmar Brok, Roberto Gualtieri e Danuta Hubner), si evidenzia che a fronte della "reciprocità e parità di trattamento" proposta dall'Ue, da Londra è giunta un'offerta "ben lontana da quello a cui hanno diritto i cittadini dell'Unione" in Gran Bretagna.

Inoltre, nella nota si rileva come "a più di un anno dal referendum sulla Brexit, la proposta britannica lascia parecchie domande senza risposta". Questioni che riguardano gli studenti, i medici, i lavoratori frontalieri nonchè la data limite in base alla quale i cittadini Ue avranno un trattamento piuttosto che un altro. "All'inizio del 2019 - si legge ancora nel documento - i deputati al PE diranno l'ultima parola sull'accordo Brexit. Nei prossimi mesi, lavoreremo a stretto contatto con il negoziatore UE e i 27 Stati membri per aiutare a orientare i negoziati. Il nostro auspicio è ottenere un ambizioso e progressivo accordo di recesso, ma vogliamo sia chiaro che un progresso sufficiente - soprattutto in materia di cittadinanza e accordo finanziario - è necessario prima di poter definire il nuovo rapporto tra l'UE e il Regno Unito.

Il calendario dei negoziati termina il 30 marzo 2019 e non approveremo alcuna estensione di questo termine, perché ciò implicherebbe lo svolgimento delle elezioni europee nel Regno Unito nel maggio 2019. Una situazione semplicemente impensabile". "L'Unione europea ha la comune missione di ampliare, rafforzare ed espandere i diritti, non di ridurli. Non avalleremo mai - affermano gli europarlamentari - il ritiro retroattivo di diritti. Il Parlamento europeo si riserverà il diritto di respingere qualsiasi accordo che tratti i cittadini dell'UE, indipendentemente dalla loro cittadinanza, in modo meno favorevole di quanto non lo siano attualmente. Per noi - concludono - si tratta di una questione di diritti e valori fondamentali di base, che stanno al centro del progetto europe".

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