Tumore alla prostata: chirurgia in stadio precoce non allunga la vita

Urologia | Redazione DottNet | 17/07/2017 10:32

Studio Usa: l' approccio consigliato è la 'vigilanza attiva'

Per chi ha un tumore alla prostata allo stadio iniziale un eventuale intervento di rimozione non ha effetto sulla sopravvivenza. Lo afferma uno studio ventennale della Washington University di St. Louis pubblicato dal New England Journal of Medicine, secondo cui l'approccio consigliato è quello della 'vigilanza attiva', per cui si interviene solo quando si manifestano i sintomi.    Lo studio è stato condotto su 731 uomini di età media 67 anni, tutti con tumore allo stadio iniziale, assegnati a caso a ricevere un trattamento chirurgico o ad essere sottoposti a 'vigilanza'.

Tra quelli operati il 61% sono morti per altre cause dopo 20 anni, mentre nell'altro gruppo il tasso è risultato del 66%, una differenza giudicata statisticamente non rilevante. Il 7% del primo gruppo e l'11% del secondo sono invece morti per tumore alla prostata, ma anche in questo caso la differenza non è significativa. Tra le persone operate si sono verificati inoltre 53 casi di disfunzione erettile e 63 di incontinenza, con 45 che hanno riportato altre complicazioni. "I benefici della chirurgia vanno bilanciati con le conseguenze negative a lungo termine - affermano gli autori -. I nostri risultati dimostrano che per la maggioranza degli uomini con tumore alla prostata localizzato la scelta dell'osservazione può portare ad una simile aspettativa di vita e prevenire i danni dai trattamenti chirurgici".

 

fonte: ansa

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