Snami, da bocciare il preaccordo collettivo per la medicina generale

Redazione DottNet | 13/02/2009 12:44

Quartieri in cui non è possibile trovare un solo ambulatorio medico; pazienti anziani costretti all’uso dei mezzi pubblici o a guidare, se possono, per sottoporsi a un controllo medico; assistiti che un giorno vengono visitati da un medico e la volta successiva da un altro.

 Il tutto a fronte di forti investimenti strutturali per i quali non si sa da dove potrebbero provenire i fondi. Queste, secondo lo SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) le conseguenze dell’applicazione del Preaccordo collettivo per la medicina generale, che ha tra i suoi punti principali la creazione di ambulatori centralizzati nei quali radunare i medici di famiglia. Lo SNAMI ritiene che abbandonare la capillarità della presenza del medico sul territorio, come accadrebbe con l’istituzione di strutture centralizzate, porterebbe un danno incalcolabile all’assistenza in termini di efficacia, efficienza e spesa. Per questo, dopo la manifestazione davanti alla Camera dei Deputati del 6 febbraio, il Sindacato dei medici di famiglia ha inviato una formale richiesta di incontro ai Ministri del lavoro della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, dell’Economia, Giulio Tremonti e degli Affari regionali, Raffaele Fitto, oltre che al presidente della Commissione Affari sociali della Camera, onorevole Giuseppe Palumbo, e al presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini, per esporre le forti criticità del Preaccordo per il rinnovo della convenzione di Medicina generale, firmato da altre sigle sindacali. “Il nostro sindacato non si chiude in una posizione di rifiuto” dice il presidente Mauro Martini. "In questi incontri vorremmo illustrare il nostro progetto Me.Di.Co (Medicina distrettuale di continuità), che rappresenta la proposta SNAMI per la riorganizzazione della medicina del territorio in Italia sfruttando le forme di associazione già esistenti, a costo zero”. Secondo lo SNAMI, l'obbligo del medico di partecipare a nuove strutture organizzative complesse, oltre a far esplodere la spesa sanitaria (ogni struttura costerebbe fino a 500 mila euro), porta a snaturare il rapporto duale medico-paziente. “Ci preoccupiamo per i nostri pazienti che in breve, e senza essere stati informati, si troverebbero in una situazione analoga a quella britannica o spagnola, dove i grossi ambulatori organizzati hanno reso di fatto irraggiungibili i medici da parte degli assistiti, che devono attendere anche giorni per un appuntamento dal medico di fiducia. La popolazione anziana, in forte aumento anche nel nostro paese, sarebbe penalizzata dagli spostamenti, dalla distanza degli studi aggregati e dalle attese con un conseguente crollo delle visite di controllo, essenziali nelle fasce d'età avanzata. Senza contare che il paziente non avrebbe la certezza di essere accolto dal medico che ha scelto e che, quindi, lo conosce e ha presenti le sue fragilità. Quanto ai costi esorbitanti delle riorganizzazioni strutturali, SNAMI si pone una sola domanda: dove verranno trovati i fondi necessari?”. “La nostra soluzione, il progetto Me.Di.Co. -conclude Martini- prevede un’integrazione reale tra medicina di famiglia, continuità assistenziale ed emergenza territoriale, con medici in rete che possono conoscere in tempo reale la situazione del paziente da visitare in elezione o in urgenza. La medicina in associazione deve far muovere le informazioni, non i pazienti”.

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