Una più elevata frequenza cardiaca predispone agli eventi cardiovascolari nelle donne

Redazione DottNet | 13/02/2009 17:32

frequenza-cardiaca

Si tratta della conclusione di un nuovo studio tratto dal Trial WHI che ha incluso oltre 120.000 donne in postmenopausa e con un follow up medio di 8 anni. Durante questo periodo sono stati registrati circa 2.200 infarti del miocardio. Il database, molto ben curato, ha raccolto dati molto precisi delle partecipanti e tra questi la frequenza cardiaca media all'inclusione nello studio.

La frequenza cardiaca > 76bpm è risultata essere legata in maniera statisticamente significativa agli eventi cardiovascolari acuti con un rischio relativo di 1.26 rispetto al quintile con frequenza cardiaca minore ( <62 bpm)p =0,001. Si tratta di un rischio del 26% superiore di avere infarto del miocardio. Il dato è già normalizzato per lo stato di forma fisica che dunque non può essere chiamato in causa per giustificare tali differenze. La frequenza cardiaca media è il risultato dell'equilibrio tra sistema vagale e sistema simpatico. Nelle pazienti con più alti valori di frequenza cardiaca probabilmente prevale la componente adrenergica provocando con maggiore frequenza attacchi cardiaci. Tali osservazioni sono valide in tutti i gruppi di età esplorati ma sono più evidenti nelle donne più giovani ( tra i 50 e 54 anni) . Gli autori del lavoro suggeriscono di tenere conto della frequenza cardiaca soprattutto quando si deve stabilire una strategia terapeutica preventiva in una donna in postmenopausa. Dovremmo attuare una terapia più aggressiva se oltre ai fattori di rischio abituali la paziente si presenta con frequenza cardiaca >75 bpm. Si allega il lavoro in esteso pubblicato sul numero di Febbraio della rivista British Medical Journal .

Abstract