Dal Corriere della Sera: Un nuovo test per scoprire se il tumore è cattivo

Redazione DottNet | 15/02/2009 10:26

medicina oncologia prostata Psa urologia

Come distinguere tra tumori alla prostata aggressivi e forme a crescita lenta? Per ora non è affatto semplice, ma in futuro potrebbe bastare un test delle urine alla ricerca di una particolare sostanza, la sarcosina, presente in abbondanza nelle forme tumorali più gravi che tendono a dare metastasi. Ad aprire la strada al nuovo esame è uno studio dell'Università del Michigan, pubblicato su Nature.
 

I ricercatori hanno esaminato 262 campioni di tessuto, sangue e urina di pazienti con tumori in stadi differenti. Delle oltre 1.000 molecole individuate nei campioni, solo una decina quelle più frequentemente presenti nelle provette dei pazienti con tumori avanzati. L'attenzione si è focalizzata sulla sarcosina, la sostanza rilevata in concentrazione maggiore nei tumori metastatici e pressoché assente nelle cellule sane. Non solo: ulteriori indagini hanno evidenziato che è sufficiente aggiungere questa sostanza a cellule prostatiche sane per farle comportare come cellule tumorali e stimolarne la «mobilità». Osservazione che, a detta dei ricercatori, implica che la sarcosina, oltre ad indicare quanto un tumore è aggressivo, gioca un ruolo anche nella motilità delle cellule, rendendole più «cattive » e in grado di raggiungere altri organi e tessuti.
«L'idea di questo test rientra in un nuovo filone di ricerca che ha come obiettivo l'individuazione, nelle urine, di segnali che aiutino a evidenziare la presenza di un tumore oppure, come in questo caso, a stabilirne l'aggressività – premette Francesco Rocco, direttore della I Clinica urologica dell'Università di Milano —. I risultati sono promettenti, ma siamo ancora lontani dall'applicazione clinica».
«Per valutare la gravità di un tumore oggi ci basiamo su più parametri — spiega Rocco —. La visita permette di valutare quanto la prostata è coinvolta dalla malattia. Lo studio del Psa (antigene prostatico specifico) nel tempo dà anch'esso informazioni preziose: se è stabile o sale lentamente, è probabile che il tumore stia crescendo poco, se aumenta bruscamente e sale rapidamente è verosimile che sia più aggressivo. Infine, ricorriamo alla "scala di Gleason" che fornisce informazioni sulle caratteristiche delle cellule tumorali e sull'architettura del tessuto malato».
«Quanto alla conferma di un sospetto di tumore, è necessaria una biopsia della ghiandola prostatica — prosegue Rocco —. Se l'esame è positivo, è certa la presenza del tumore, ma se è negativo non si può escludere al 100% un cancro, magari di dimensioni assai piccole o situato in posizione defilata, e quindi è sfuggito al prelievo. Da qualche tempo è entrato nella pratica clinica un nuovo esame delle urine, il test del Pca3, che può agevolare la diagnosi in chi continua ad avere un Psa elevato, nonostante una prima biopsia normale. Il Pca3 è un gene specifico per la prostata: più è elevato il suo valore, maggiore è il sospetto di un tumore».