Fnomceo, la violenza è anche colpa del poco tempo per la comunicazione

Professione | Redazione DottNet | 01/08/2017 11:49

Con i ritmi attuali non si riesce a spiegare la situazione al paziente

 La chiave per combattere la violenza sugli operatori sanitari è la comunicazione tra il medico e il paziente, ma spesso ai ritmi attuali non c'è il tempo materiale per attuarla. Lo afferma Roberta Chersevani, presidente della federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), commentando il caso del padre che ha aggredito un medico a Cosenza.   

"Premetto che la violenza non va mai accettata, non si può arrivare a gesti simili - afferma Chersevani -. Quello che fa arrivare a questi estremi le persone è che si sentono abbandonate, o non sufficientemente riconosciute, magari è una lunga lista d'attesa o una malattia di cui non hai una diagnosi e quindi hai paura. Tutto ciò che crea più ansia e più paura crea una risposta, ma se la comunicazione viene tarpata, se secondo i ritmi attuali la possibilità di condividere l'esperienza viene menomata perchè non ho il tempo di spiegare a questa persona la situazione ecco che si arriva a questi atti.    Si dà la colpa al medico, ma gli si toglie il tempo di dare la comunicazione in tempo corretto, e non si può fare in trenta secondi. Il tempo impiegato a comunicare è tempo di cura". Nel caso dei vaccini, osserva la presidente Fnomceo, c'è un eccesso di informazione.

"Ci sono tante informazioni che ti confondono, ci si può informare di tutto ma senza capire da dove e senza saper giudicare della qualità dell'informazione, con inoltre le cosiddette 'echo chamber' in cui troviamo persone che la pensano come noi e che confermano le tesi che più mettono paura - sottolinea -. In più si è incrinato il rapporto con il medico, che una volta era 'paternalista', e questo non lo vogliamo più, ma abbiamo perso anche qualsiasi fiducia nell'operatore sanitario. Non c'è più razionalità, si segue solo l'istinto".

 

fonte: fnomceo

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