Le migliori facoltà di Medicina sono al Nord. Oggi i test

Professione | Redazione DottNet | 04/09/2017 20:58

In 67.000 per i test Medicina. Fedeli, bisogna allargare il numero di laureati e di iscritti

"Persiste uno squilibrio territoriale che vede i migliori studenti e i migliori Atenei al Nord, in un meccanismo di prelievo e concentrazione di capitale umano" che, "con buona probabilità", alimenterà sistemi sanitari regionali che già ora sono "stabilmente ai vertici nazionali". Gli effetti della graduatoria nazionale unica introdotta nel 2013 per i test d'ingresso a Medicina nelle Università pubbliche italiane, che intendeva premiare il merito su scala nazionale, è stata analizzata alla vigilia del test 2017 dall'Istituto Cattaneo.

Ogni anno sono 60mila gli studenti che affrontano il test e soltanto uno su sei viene ammesso. Oggi, spiega il Cattaneo, "basta arrivare tra i primi 9mila della graduatoria per potersi iscrivere; con il regime precedente, invece, una buona performance in una facoltà in sovrannumero avrebbe costretto a percorsi alternativi". Gli studenti fuori-regione aumentano dal 19% al 23% tra il 2010 e il 2015, ma "il leggero incremento nella mobilità extra-regionale degli iscritti al primo anno non è sufficiente a limitare una disparità territoriale che, estremizzando, vede a Nord le facoltà migliori e, proprio in ragione del fatto di esservisi iscritti, i migliori studenti", siano residenti o fuorisede. Inoltre, al netto delle opposte eccezioni (Bologna attrae da tutt'Italia o, al contrario, sedi insulari o periferiche come Foggia e Varese), "emerge una tendenza abbastanza chiara: quanto più attrattive risultano le facoltà, tanto meno accolgono immatricolati da fuori regione, specie per effetto della distribuzione dei candidati ammessi grazie alle seconde scelte".

Sul prestigio, percepito o reale, degli Atenei c'è "una sostanziale stabilità (dei migliori 10 atenei nel 2016, 7 lo erano anche nel 2010)"; e 7 delle 10 migliori facoltà "per risultati" sono in vetta anche "per attrattività". In occasione del test 2016, "i primi 8 atenei per percentuale di ammessi e i primi 14 per punteggio medio nei test si trovavano a nord di Roma, a riprova di un netto squilibrio nell'offerta a discapito delle facoltà del Meridione".

Tuttavia quella del medico è una professione che continua a essere ambita. Quasi 67 mila studenti affronteranno oggi in tutta Italia i test d'accesso per Medicina e Odontoiatria. La gran parte (62%) mossi dalla passione per la materia, il 25%, secondo una web survey di Skuola.net, pensando a sbocchi lavorativi e prospettive di guadagno. Un appuntamento accompagnato, come da tradizione, dalle polemiche sul numero chiuso, rinvigorite quest'anno dalla vicenda della Statale di Milano che ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio di sospendere il provvedimento che introduceva nell'ateneo il numero chiuso nelle facoltà umanistiche. In 66.907 hanno presentato domanda per la prova di selezione, erano 62.695 nel 2016.

Sono 9.100 i posti disponibili per Medicina, 908 per Odontoiatria, il che si traduce approssimativamente in 1 posto per ogni 7 candidati circa (10.008 posti per 66.907 iscritti, quasi 4 mila in più rispetto al 2016). Anche quest'anno sono previsti 60 quesiti a risposta multipla con cinque opzioni di risposta (2 di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di fisica e matematica) a cui le candidate e i candidati dovranno rispondere nei 100 minuti a disposizione.

Un rito annuale, comune anche ad altre facoltà, che da anni gli studenti contestano, chiedendo l'abolizione del numero chiuso. La questione non è di facile soluzione. "Dobbiamo allargare la possibilità di partecipare" all'istruzione universitaria, "mantenendo la qualità e innovando la didattica, per far corrispondere sempre più le lauree agli sbocchi effettivi richiesti da un'economia della conoscenza" e per far fronte alle "innovazioni del mondo e della nostra società" ha spiegato oggi la ministra Fedeli. "Questo significa in qualche modo non di dire di no oggi alle ragioni per cui esiste il numero chiuso, perché le due cose non sono in contraddizione: mantenere la qualità e le valutazioni sui corsi non è in contraddizione con l'allargamento. Servono investimenti e su questo dobbiamo puntare" ha aggiunto la ministra ricordando che l'Italia resta il Paese con il minor numero di diplomati e laureati.

D'accordo sull'opportunità di ampliare la platea di ammessi all'Università la sottosegretaria al Miur, Angela D'Onghia. "Incrementare le iscrizioni è fondamentale per rinvigorire le generazioni se non vogliamo compromettere il capitale culturale che è la risorsa più preziosa di un Paese. Dobbiamo superare la logica del numero chiuso e invertire il trend negativo perché il futuro dei nostri ragazzi - ha osservato - dipende anche da noi. Non dimentichiamo che allargare le opportunità di studio vuol dire allargare le opportunità di lavoro".

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