Bimba di quattro anni muore di malaria a Brescia: caso eccezionale

Infettivologia | Redazione DottNet | 05/09/2017 20:45

Non è mai stata all'estero. Lorenzin: Forse l'ha contratta in ospedale a Trento

Dapprima la febbre, comparsa il lunedì con i sintomi simili a quelli di una normale influenza. Poi, il sabato, il coma, il trasferimento dall'ospedale di Trento a quello di Brescia dove dopo meno di 48 ore i medici constatano il decesso. Questa la drammatica sequenza che ha portato alla morte la piccola Sofia Zago, quattro anni, uccisa dalla malaria cerebrale, la forma più grave dell'infezione, contratta con ogni probabilità all'ospedale di Trento, come ha detto la stessa ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. "E' un caso eccezionale" ha detto il professor Alberto Matteelli, esperto di malattie tropicali agli Spedali civili di Brescia. E' uno dei medici che ha vistato la bambina. La piccola, che viveva con il padre, la madre e il fratello maggiore a Trento, non ha mai lasciato l'Italia.

Aveva trascorso le recenti vacanze estive a Bibione, sulla riviera veneta. Nessun viaggio esotico dunque ed è questo l'aspetto che secondo gli esperti rappresenta l'eccezionalità della vicenda. "Si contrae la malaria da una zanzara vettore di una specie particolare, non è mai stato dimostrato che la zanzara italiana possa trasmettere una forma di malaria come quella contratta dalla bambina" ha detto Metteelli. Il problema è che la bimba, che ad agosto era stata ricoverata all'ospedale di Trento per un principio di diabete, possa aver contratto la malattia mentre era ricoverata in ospedale a Trento, lo stesso in cui erano ricoverati per malaria due minori del Burkina Faso che avevano contratto la malattia durante un viaggio in patria.

"I pazienti erano in stanze separate e comunque l'uomo non può infettare" ha precisato la direzione dell'ospedale trentino, dove oggi è stata eseguita una disinfestazione, Ma il Ministero della Salute ha tenuto a precisare: "Dalle prime indicazioni che abbiamo pare che la bambina potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento". Se così fosse "sarebbe un caso molto grave. Abbiamo mandato immediatamente degli esperti sia per quanto riguarda la malattia sia per la trasmissione da parte delle zanzare - ha precisato la ministra Lorenzin -. Dobbiamo accertare se c'è stato un contagio di sangue o se invece la malaria può essere stata contratta in altro modo. Prima di esprimere qualsiasi tipo di valutazione dobbiamo capire esattamente cosa è accaduto".

Per l'infettivologa dell'ospedale di Brescia Lina Tomasoni, "la diagnosi a Trento è stata tempestiva. Anche il ricovero con qualche giorno di anticipo probabilmente non avrebbe potuto salvare la piccola Sofia". Oltre al Ministero della Salute sulla morte della piccola vuole vederci chiaro anche la magistratura. La Procura di Trento e quella di Brescia hanno infatti aperto due inchieste e disposto l'autopsia che sarà eseguita nella giornata di giovedì all'Istituto di Medicina legale degli Spedali civili di Brescia. Non risultano esserci indagati al momento. "Ogni luogo frequentato dalla bambina sarà campionato per valutare il tipo di zanzare presenti - ha riferito il dottor Matteelli - per scongiurare che possa esserci una zanzara italiana capace di trasmettere la forma più grave della malaria".

I medici assicurano che la zanzara vive come ciclo 20 giorni e non ha progenie "quindi non c'è il rischio che possano esserci altre zanzare nate dal vettore". Sono più di trent'anni che in Italia non si verifica un caso di trasmissione della malattia attraverso una zanzara autoctona. "Accadde nel Grossetano. Da allora ci sono stati solo alcuni casi tramite scambio di siringhe o trasfusione" ha spiegato Giampiero Carosi, infettivologo dell'università di Brescia, secondo cui l'ipotesi più probabile è che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari dopo un viaggio, e poi il plasmodio sia stato in qualche modo trasmesso alla bimba.

Infettata in quattro modi

La piccola Sofia, morta di malaria a all'Ospedale di Brescia, potrebbe essersi infettata in quattro possibili modi. Ad affermarlo è il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Massimo Galli, precisando tuttavia che per poter esprimere un giudizio vanno chiariti e considerati esattamente i tempi dei ricoveri della piccola ed i suoi spostamenti. Se il contagio è avvenuto in ospedale, una delle ipotesi al vaglio anche del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, le modalità sono circoscritte: "L'infezione potrebbe essere trasmessa in ambiente ospedaliero - spiega l'infettivologo - solo attraverso l'utilizzo di siringhe ed altri strumenti contaminati o attraverso trasfusioni di sangue infetto. In una simile ipotesi di contagio diretto, i tempi di incubazione della malattia potrebbero anche risultare accorciati".

Un'ipotesi "grave", commenta, che "richiede ovviamente indagini approfondite come quelle in atto". Ma ci sono altri due modi in cui il contagio della malaria può avvenire: attraverso la punture di zanzare vettori della malattia 'importate' da paesi dove la malattia è endemica o attraverso la puntura di zanzare autoctone che, avendo precedentemente punto soggetti infettati, hanno poi contagiato soggetti terzi. Nel primo caso, chiarisce, "le zanzare vettore possono essere state introdotte in Italia da viaggiatori di ritorno, ad esempio nei bagagli". Quanto alle zanzare autoctone, "in Italia - afferma Galli - ci sono almeno due specie di zanzara anofele in grado di trasmettere la malaria dopo aver punto ed assorbito sangue di un soggetto già infetto. Si tratta della anofele superpictus, più diffusa nel sud Italia, e della anofele maculipennis. In genere sono più diffuse nelle aree pianeggianti e costiere".

Ad ogni modo, precisa, "va detto che le probabilità che zanzare autoctone possano infettarsi e trasmettere la malattia è molto bassa, anche perchè la popolazione di zanzare anofele nel nostro paese si è molto ridotta nel corso degli anni". Infatti, dagli anni '60 i casi di infezioni di malaria autoctoni "sono molto pochi e si tratta di circostanze eccezionali". Diverso è il caso dei viaggiatori che non fanno la profilassi necessaria e contraggono la malattia: "Sono ancora troppi gli italiani che partono per destinazioni a rischio sottovalutando i pericoli e che dunque non fanno la profilassi antimalarica, che consiste nella somministrazione di una compressa per tutto il periodo del soggiorno ed un periodo successivo. Ma vari - conclude - sono anche i casi registrati in persone che si recano in Africa e Asia per visitare le famiglie e, dato il periodo ridotto, non adottano alcuna profilassi". 

Un caso eccezionale

Le zanzare sono un'incognita perfino in Paesi ricchi di paludi, come la Florida: "si spostano insieme ai viaggiatori e mutano continuamente", ha detto all'ANSA la virologa Ilaria Capua, che nel 2016 ha lasciato l'Italia per gli Stati Uniti, dove proprio in Florida dirige il Centro di eccellenza dell'Università dedicato alla 'One Health', che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale. Si dice "molto sorpresa" dal caso della bambina italiana morta per la malaria: "è un caso eccezionale e che fa riflettere", ha osservato. Sicuramente, a livello più generale, si aprono molti interrogativi.

La malaria è infatti solo la più nota delle malattie trasmesse dalle zanzare. La chikungunya, per esempio, era quasi una sconosciuta quando nel 2007 è comparsa in Italia, probabilmente importata, colpendo in Emilia Romagna con 197 casi sospetti e 166 accertati. Poco nota anche la dengue, della quale il caso più recente è avvenuto in luglio a Trento, in una persona rientrata da un viaggio nel Sud-Est asiatico. Zika è forse l'infezione che spaventa di più, dopo l'epidemia esplosa nel 2016 in Brasile, ma in Italia non è arrivata. "Le malattie da vettori sono un problema di cui occuparci in modo sempre più attento: sapere che una specie di zanzara trasmette una certa infezione, soprattutto se nuova, non esclude che ci siano altri vettori competenti", ha osservato Capua. "Ad esempio, ha aggiunto, "per il virus Zika si conoscevano alcuni vettori, ma restano punti interrogativi sulla zanzara tigre".

E' uno scenario nuovo con il quale, per la virologa, bisogna fare i conti: "i cambiamenti climatici e con gli spostamenti sempre più massicci in tutto il mondo aumentano la probabilità della diffusione di queste malattie ovunque, naturalmente anche in Italia". Se da un lato è noto che il vettore della malaria è la zanzara Anopheles, le zanzare del genere Aedes veicolano Zika, chikungunya e dengue. "Bisogna considerare però - ha rilevato la virologa - che le zanzare si evolvono e che alcune di esse non sono state ancora caratterizzate. Ad esempio in Florida il 30% delle nuove subspecie di zanzare non è stato classificato e identificato in modo appropriato come vettore di malattia. Possiamo anche dire - ha aggiunto - che la popolazione zanzare che infetta una determinata area è in evoluzione, sia come varianti e sottospecie introdotte sia come capacità di trasmettere malattie".

Le possibili contromisure? "Alcune possiamo implementarle cercando di evitare che zanzare non infettino le case e, a livello di servizi pubblici, provvedere con le disinfestazioni. Bisogna inoltre considerare quanto rigido sarà l'inverno: più è freddo, più le popolazioni di zanzare subiscono un abbattimento, come è avvenuto in Italia per la chikungunya". Bisogna poi considerare il rischio che un viaggiatore infetto possa far partire un ciclo autoctono se punto da un vettore competente e in casi come questi, ha concluso, "è fondamentale la diagnosi precoce perché arrivare quando un ciclo è partito rende tutto molto più difficile".

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