Sepsi: è emergenza sanitaria, colpite 20-30 mln di persone nel mondo

Infettivologia | Redazione DottNet | 12/09/2017 12:35

Esperti: occorre investire nelle tecnologie per una scelta strategica

Colpisce 20-30 milioni di persone nel mondo, 250mila casi solo in Italia, di cui 1 su 4 non sopravvive, per un totale di 60mila morti l'anno. La sepsi rappresenta un'emergenza sanitaria in costante aumento, legata alle multi-resistenze e le infezioni ospedaliere. Queste ultime riguardano in circa il 5-7% dei pazienti ricoverati negli ospedali italiani (fino al 15% nei reparti di terapia intensiva), 500-700mila casi in totale, con una mortalità del 3%. A ricordarlo sono, in occasione della giornata mondiale della sepsi il 13 settembre, alcune società scientifiche come Amcli(Associazione Microbiologi Clinici Italiani), Fadoi (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), Siaarti (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva), Sim (Società Italiana di Microbiologia), Simeu (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza) e Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali).

Il tema dell'antibiotico resistenza sarà anche al centro del prossimo G7 della Salute a Milano, ricordano gli esperti ed è estremamente serio. "Si stima che la mortalità da sepsi aumenti fino al 7% al trascorrere di ogni ora in cui il paziente è sottoposto a un trattamento antibiotico non appropriato", spiega infatti Pierangelo Clerici, Presidente Amcli. Investire in tecnologie d'avanguardia deve diventare sempre di più una scelta strategica.    "Esistono già tecnologie che consentono di avere una diagnosi clinica in sole 7 ore contro i 2-3 giorni delle strumentazioni tradizionali, ma sono ancora poco diffuse", evidenzia ad esempio Antonio Chirianni, presidente Simit. Entro il 2050 si prevede che nel mondo ogni anno 10 milioni di persone moriranno per infezioni resistenti agli antibiotici, più delle vittime del cancro e degli incidenti stradali. Per contrastare il fenomeno, l'Oms e i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi raccomandano proprio strumenti che permettano una diagnosi più precoce e precisa. 

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