Tumori: 95% al fegato da cirrosi anche per troppo bere, alcol può curare

Redazione DottNet | 17/02/2009 17:29

alcolismo cirrosi fegato

L'alcol può uccidere, ma a volte anche curare. Perché oggi i pazienti con cancro del fegato, spesso derivato da cirrosi epatica, conseguenza del troppo bere, possono giovare di un trattamento che si basa proprio su iniezioni di alcol direttamente nel tumore.

La tecnica è stata illustrata a Roma in occasione di un convegno dell'Associazione europea per la gastroenterologia e l'endoscopia (Eage) organizzato all'università Cattolica del Sacro Cuore. Più del 95% dei malati di tumore al fegato è cirrotico e circa nel 5% dei casi di cirrosi il decorso della malattia porta inevitabilmente al cancro.
"I pazienti con epatocarcinoma derivato da cirrosi - ha spiegato Antonio Gasbarrini, docente di Gastroenterologia all'ateneo capitolino, durante un incontro con la stampa - sono molto fragili e spesso è sconsigliabile sottoporli a chemioterapia o a intervento chirurgico. Per questo sono stati messi a punto nuovi metodi, detti locoregionali. Il primo è quello dell'inoculazione all'interno del tumore di alcol al 98%" sotto guida ecografica per essere sicuri di centrare il 'bersaglio'. Quasi un paradosso se si pensa che la cirrosi epatica viene provocata proprio dall'abuso di sostanze alcoliche. L'alcol infatti uccide le cellule epatiche, ma con questo metodo è possibile eliminare solo quelle malate in maniera molto mirata. "Altra metodica di nuova generazione - ha aggiunto l'esperto - è la termoablazione a radiofrequenza", che utilizza le onde elettromagnetiche per eliminare le cellule neoplastiche. Tutte tecniche che consentono ai medici di intervenire in anestesia locale e ad 'addome chiuso', cioè senza bisogno di incisioni col bisturi, per il maggior benessere del paziente. "Questi trattamenti locoregionali - aggiunge in una nota Gian Lodovico Rapaccini, gastroenterologo e docente di medicina interna alla Cattolica - determinando un rallentamento significativo della crescita tumorale nei malati che non possono essere sottoposti a trapianto o quelli che sono in lista d'attesa per ricevere un nuovo fegato, attesa che come sappiamo può durare molti mesi”.